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75° MOSTRA DEI VINI – 2011

novembre 30, 2011

DOMENICA, 22 MAGGIO 2011

MOSTRA DEI VINI O DEI FIASCHI?

Sono stato alla cerimonia di apertura della 75° mostra dei vini del Trentino, e me ne sono tornato a casa con un retrogusto abbastanza amarognolo. Non perchè l’ultimo vino bevuto fosse cattivo, anzi, era un vino Gocce di Sole della Azienda Agricola Zanini Luigi, assolutamente gradevole.
L’amarognolo riguarda quello che ho visto e sentito.
Già a prendere in mano il catalogo si sentiva e vedeva che qualcosa non andava: quello dell’anno scorso era un signor catalogo di 88 pagine, bello pesantino, coloratissimo. Quest’anno è uno smilzo libretto di 58 pagine, stesso formato ma nell’insieme più sobrio (ma questi sono dettagli estetici).
Il confronto dall’elenco dei presenti dà questo dato: l’anno scorso di 55 espositori, quest’anno 42!
Fra i presenti ci sono le cantine blockbusters, e pochissime aziende piccole ma di qualità (per tutti Grigoletti): se si passa dalla semplice “contabilità di assenti e presenti” ai contenuti c’è però da rimanere costernati: rispetto all’anno scorso mancano alcuni blasoni che fanno la storia della qualità in Trentino. Voglio dire: quest’anno manca la Tenuta San Leonardo; qual’è il nuovo ingresso che la controbilancia? Con tutto il rispetto, la Simoncelli Armando di Rovereto? O l’Opera Vitivinicola di Verla di Giovo?
Attenzione, non sto dicendo che questi non abbiano fatto bene a partecipare, anzi, ma un conto, tanto per fare un parallelo scontato, è vedere in campo la Juventus ed un conto vedere il Siena. E che dire del fatto che manca Longariva, la mia cantina preferita, il rustico Bellaveder, la Pojer e Sandri, grande blogger, la Pravis…
Insomma ci siamo trovati che qualche azienda con la propria piena partecipazione (come la galassia Lavis) ha coperto oltre il 7 % dei partecipanti con tre marchi: LaVis, La cantina di Cembra e il Cesarini Sforza.

Anche prima di entrare ho respirato una cattiva aria: gli interventi di coloro che hanno portato i saluti mi sono sembrati tutti deboli ed autoreferenziali. E  un po’ fiacchi.
Certo non è che nella presentazione si possa essere pessimisti e men che meno lanciare invettive, però magnificare questa mostra che è invece in tono minore, e dire che è un successo prima ancora che cominci fa trapelare sensazioni sbagliate.
La sensazione è che gli organizzatori abbiano temuto il disastro e l’essere riusciti a mettere insieme qualcosa sia sembrato come uno scampato pericolo di cui rallegrarsi; tuttavia non c’era l’aria di festa e di attesa delle altre volte. Sul retro del Teatro Sociale all’apertura delle porte l’anno scorso c’era la ressa e si faceva fatica ad entrare. Stavolta invece c’era meno gente, le solite facce. Lo dico senza astio, molte di queste facce sono dei miei amici e quindi non sono rammaricato di vederle, ma ormai è una compagnia di giro.
Finiti gli interventi di politici ed autorità varie (perchè non avrà preso la parola il Gran Maestro della Confraternita? ) ci siamo accomodati a prendere il classico Trentodoc di benvenuto: per fortuna che me ne sono accaparrato un assaggio, perchè è terminato subito e le facce costernate degli inservienti sembravano dipingere l’impotenza stessa della mostra.
Siamo entrati alla spicciolata in sale un po’ vuote, con gli espositori fiacchi che non avevano ancora aperto le bottiglie…
Insomma sarebbe bene dire due parole sul perchè; le mie sono queste.
La decisione dei vignaioli di non partecipare è stata grave e la mostra che ne è uscita è in tono minore. Evidentemente essi hannpo ritenuto che la situazione fosse grave. Se il loro intento era di rovinare la festa secondo me ci sono riusciti e la cosa mi dispiace come consumatore e frequentatore della mostra.
Speriamo che però i Vignaioli siano animati da uno spirito costruttivo perchè l’armonia nel mondo del vino porterà vantaggi a tutti, mentre le divisioni sono solo negative. lo sapevano anche i classici concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur (letteralmente nell’armonia anche le piccole cose crescono, nel contrasto anche le più grandi svaniscono) e vale anche per noi Trentini.
La promozione del territorio è ciò a cui la Provincia deve puntare per il bene del territorio, per aumentarne la competitività e aumentare il benessere . Ma è possibile che tutti gli attori del vino Trentino continuino a  non essere capaci di mettersi d’accordo? E per quanto? Anche l’Assessore pur nella potenza della Provincia, dovrà fare di tutto per ricomporre questa scissione anche perchè l’Assessore non ha una posizione “personale” da difendere , ma una posizione di tutela del bene comune. Magari mettendoci un po’ di umiltà, lo sforzo per trovare un accordo deve esserci obbligatoriamente: le parole che egli ha detto fanno ben sperare, ma in questa occasione erano fatalmente rivolte ai presenti. Speriamo che possa trovarsi un tavolo di ricomposizione. A me la proposta di Pojer, che trovate su questo bel blog : http://www.aristide.biz/2011/04/flash-trentino-i-vignaioli-mettono-lelmetto-4.html#more sembra andare nella direzione giusta.
Speriamo bene.

Una parola positiva per l’ambientazione: quest’anno era nel Castello del Buonconsiglio: è talmente bello che almeno questo è un ricordo che non potrò dimenticare.
In un prossimo post le impressioni dei pochissimi vini che ho assaggiato.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 10:24 | link | commenti (1)

One Comment leave one →
  1. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 7:12 am

    23 Maggio 2011 – 10:19

    Caro Primo Oratore,
    ho letto il tuo post sulla Mostra Vini Trento. Concordo.
    Aggiungo: prendendo il sacco in cima, altrimenti non se ne esce, bisogna che i soggetti interessati facciano un passo indietro (di almeno 10 anni) e ricostituiscano un organismo interprofessionale e paritetico fra cooperative, vignaioli e commercianti-industriali. Come dice Pojer e prima di lui il Dossier dell’Istituto Agrario di San Michele proposto l’autunno scorso e bocciato dalla cooperazione che teme di perdere gli spazi che ha. In realtà chi detiene quasi il 90% dell’uva trentina non dovrebbe temere proprio niente, tant’è che attorno al tavolo proposto non si devono misurare nè quintali, nè ettolitri prodotti, ma trovare linee condivise per il rilancio del settore. Sappiamo che idee buone possono giungere anche da singoli viticoltori esperti, mentre chi rappresenta i grandi numeri avrebbe modo di far valere comunque le sue buone ragioni. La pariteticità quando ci si confronta sul piano delle idee, infatti, è condizione prioritaria, altrimenti non è un tavolo.
    Per conto mio, se si fosse condiviso questo semplice concetto, ci saremmo risparmiati il difficile (uso un eufemismo) lavoro che stanno facendo i 4 saggi incaricati di trovare la quadra e la quasi certezza di aver perso anche il 2011 come anno del rilancio post-crisi.
    La gente pensa già alle brevi vacanze vacanze perchè la vendemmia si prepara ad agosto; poi è già mercato di Natale…

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