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ANCHE ALTOATESINI CATTIVI

novembre 30, 2011

GIOVEDÌ, 02 DICEMBRE 2010

TERLANER WEISSBURGUNDER DEL 2009
KALTERN KELLEREI

Lungo uno dei miei giri alla scoperta delle cantine altoatesine, giustamente mitiche, ho provato a comperare un vino a poco prezzo della cantina sociale di Caldaro, Kellerei Kaltern.
Il wine shop è veramente brutto, molto spersonalizzato e buono per i turisti, che peraltro vi giravano a frotte: alcune inservienti gentili per contratto ma evidentemente stanche e stufe.
Ho adocchiato un vino pinot bianco (weissburgunder) che ho acquistato: non mi ricordo il prezzo esatto, forse 5,90 €.
L’ho aperto per accompagare del cibo da buffet, patatine stuzzichini insomma quelle cose lì.
Ed è stata una delusione.
Il vino non mi è piaciuto affatto: senza difetti all’apertura, peraltro in ciò facilitato dal tappo di silicone (come dice giustamente Kobler, il tappo non è di silicone, ma di polietilene, chiedo venia) che almeno non può regalare l’odioso sentore di tappo.
Il vino aveva il solito colore giallo paglierino, con qualche riflesso verdognolo.
Nel profumo fiorellini bianchi ma tenui, più che altro primeggiava un profumo semplice, di vino.
La sorpresa è venuta all’assaggio: e dire amara sorpresa vuol dire parlare chiaro perchè il vino mi è sembrato essenzialmente proprio amaro.
In bocca pochissimo sapore, ma soprattutto una nota amara continua. Ne è avanzato in bottiglia giusto un bicchiere che ho bevuto il giorno dopo, cioè oggi. E purtroppo il quadro si è confermato.
Io sono un vero appassionato del pinot bianco, ma ho scoperto che anche con il vino l’abito non fa il monaco: vendere un vino con il nome di pinot bianco non è una garanzia: ci sono pinot bianchi, come questo, che non mi sono affatto piaciuti.
La cantina di Caldaro mi è sembrata simile, come tipologia di vini venduti, tipo di linee produttive e di assortimento di prodotti, alla Cantina di Lavis, a Trento. Solo che fra le due semplicemente c’è un abisso: chi prende un vino della cantina di Lavis, in cantina, a 5,90 € trova già un vino bevibile, magari semplice e sincero, ma non amaro come quello che ho bevuto io. E’ proprio una beffa che questa cantina trentina sia in crisi mentre il vino dell’Altoadige tira: una beffa soprattutto per i consumatori che credono di acquistare un vino ed invece acquistano un marchio.
Insomma anche in Alto Adige non sono tutte rose e fiori.
E il vino che ho preso stavolta dimostra dunque che esso è fatto di tante cose, di uva, di terroir, di coltivazioni, ma anche e soprattutto, di marketing. Se non fosse altoatesino questo vino, naturalmente secondo il mio gusto, mi sa che non lo berrebbe nessuno.

Direi che basta, inutile spendere altre parole.

Un saluto dal primo oratore.

Postato da: arneis a 23:37 | link | commenti (2)

2 commenti leave one →
  1. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 6:51 am

    ciao,

    che cosa non ti è piaciuto del winecenter?
    sarebbe interessante sapere qualche dettaglio, dato che l’architettura contemporanea fa sempre discutere.

    circa la chiusura della bottiglia non resisto a correggere che il tappo sintetico non è di silicone anche se viene ripetuto in continuazione ma di una specie di polietilene.

    a presto
    armin

  2. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 6:52 am

    Del Winecenter non mi è piaciuta la eccessiva spersonalizzazione. La struttura architettonica è bella, anche se non in una bella posizione, infatti per entrare venendo da sud bisogna fare un uncino, mentre venendo da nord c’è da attraversare la strada provinciale.

    Poi una volta dentro è un luogo / non luogo: potrebbe essere una rivendita di mele, o di gioielli, o anche di automobili, insomma non c’è niente che ricorda il vino.

    Nemmeno le ragazze, che lo versano macchinosamente, senza l’enfasi del fatto che si versa un prodotto misterioso (ma forse erano stanche e stufe e magari desideravano essere in un parco giochi con i loro bambini).
    Inoltre vai a capire con che logica sono messi i vini : sembrano messi per tipologie, con le selezioni speciali in un certo posto, le linee economiche in un altro eccetera, insomma: per prendere una bottiglia di pinot bianco (che alla fine manco mi è piaciuta) ho girato più volte per gli spazi ed ho preso in mano e poi riposto tre bottiglie diverse.

    Insomma spersonalizzato e spersonalizzante.

    Saluto dal primo oratore

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