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BIANCHI STRUTTURATI

novembre 30, 2011

DOMENICA, 30 GENNAIO 2011

BIANCHI STRUTTURATI 28 GENNAIO 2011

La serata era stata organizzata per degustare vini bianchi strutturati in abbinamento con un prosciutto San Daniele.
Quella dei vini bianchi passati in qualche modo nel legno era un nostro pallino da una vita, in particolare del membro Logoteta della Fibess.
Per saper scegliere avevo chiesto al vignaiolo Armin Kobler, amico di questo blog, un consiglio su un vino altoatesino strutturato e passato in legno da prendere per la serata, e la sua risposta magistrale merita di essere qui riportata:
“a proposito del vino elaborato in legno dovrei sapere se è in cerca di vini fatti maturare in legno (piccolo, nuovo) apposta perchè si sente il legno e la sua tostatura in evidenza o se vuole altre tipologie dove si fa la maturazione in legno per farlo evolvere meglio, con microossigenazione in legno grande e/o usato e dove l’apporto dell’aroma di legno e principalmente indersiderato o cmq passa in secondo piano.”

Dopo questa risposta Armin è diventato membro immediato della FIBESS, ha ottenuto l’onore di essere invitatoe quindi partecipare alla serata.
La partenza è avvenuta con il Flors di Uis – Vie de Romans, della DOC Friuli isonzo. Del 2008 e pagato 20 € in enoteca.
Un vino che all’apertura ha sprigionato forte e sopra tutti gli altri un profumo di albicocca molto netto. Albicocca disidratata reidratata, abbiamo commentato in vena di facezie. Colore giallo, e, sotto l’albicocca, un buon profumo dalla tonalità dolce, tipo mughetto. Nel corso della serata il vino ha conservato abbastanza bene le sue caratteristiche ma poi è un po’ digradato. Per essere una cuvee (Malvasia istriana 58%, Riesling renano 34%, Tocai friulano 8% secondo Internet) ha dato tutto ciò che ci si aspettava, ma ha ceduto alla distanza mostrandosi alla fine un vino con meno carattere di quello che sembrava promettere all’inizio.

Il secondo vino strutturato della serata ha suscitato molte differenze di opinione. E’ l’Ora del 2008, si vende a 15.50, ed è probabilmente il vino di punta della cantina di Toblino.
Incuriosisce per questo strano percorso di forzare e rendere muscolare un vino che di per sè non sarebbe certo un vino che punta sulla forza: è la nosiola; un autoctono trentino che si esprime benissimo come vino sottile e raffinato dai profumi e sapori tenui. La declinazione speciale della nosiola altrimenti è il vino santo, che nel suo genere è una autentica istituzione (http://it.wikipedia.org/wiki/Vino_Santo_Trentino, oppurehttp://www.stradedelvinodeltrentino.it/Prodotti/83/IT/GardaDolomiti/Vino-Santo-Trentino-D.O.C..html )
Ma siccome evidentemente non bastava, in Valle dei Laghi si sono proposti di far fare un po’ di culturismo a questo vino proponendolo in modo inusuale. Comincia a imporre la propria attenzione già dalla bottiglia, che ha una forma specifica: assomiglia ad una borgognotta, ma un po’ più tozza e panciuta, probabilmente fatta fare apposta (probabilmente costa un occhio ha detto l’Armin).
E’ un vino che ho già bevuto e di cui conosco moltissimo: resta sulle viti per una sovramaturazione, viene appassito un po’ poi vinificato e fatto maturare in legno.
Il vino nel bicchiere al primo colpo di naso -ordinato,🙂 s’intende- sprigiona profumo di Tabacco Virginia. E’ un vino estremamente morbido e rotondo e il legno si sente molto. A me sembra abbia il difetto di essere un po’ scollegato, con il legno che si sovrappone ai sapori del vino, essenzialmente frutta secca come dev’essere nella Nosiola. Qualcuno dei trinkteamersperaltro l’ha gradito moltissimo. Ha tenuto abbastanza bene e quando ci è sembrato declinare forse è perchè eravamo declinati noi.

Il terzo vino strutturato è il Sauvignon Sanct Valentin della Cantina Produttori di S. Michele Appiano del 2009, venuto via a € 16.40.
All’apertura un attimo di suspense dato che qualcuno ha sentito sentori di tappo. Ma è durata poco e si è rimesso subito, forse era solo un po’ chiuso. E’ il vino che tutti abbiamo gradito di più e che si mantenuto intatto per tutta la serata. Colore giallo paglierino scarico e profumi tipici del Sauvignon; erbaceo ma non eccessivamente, con una forte aria di peperone verde: in bocca persistente e lunghissimo. Se c’è stato un vino ottimo scudiero, e forse anche cavaliere, rispetto al S. Daniele, è stato sicuramente questo. E’ piaciuto a tutti anche il suo equilibrio fra i sentori del vino e quelli del legno in cui passa un po’ del suo tempo.

Ultimo, ma non come importanza, il Sauvignon 2009 dei Conti Dagostino proveniente dalla DOC Grave nel Friuli. E’ un vino in cui la fratellanza col precedente si sente, ma in cui si sentono anche le differenze. Ne viene fuori come un vino più “internazionale” rispetto al precedente, con i profumi anche qui molto forti, quasi sprizzanti dal liquido. Ma un vino che, impercettibilmente, sembrava appena appena un filino meno lungo e più prorompente rispetto al precedente e tuttavia meno coordinato. Questo però è il vitigno che si accompagna inseparabilmente con il prosciutto di San Daniele, e quindi l’abbinamento è andato alla grande.

Hanno accompagnato la serata un incomparabile minestrone di fagioli e pancetta, alcuni altri affettati, fra cui il lardo di Arnad che ho portato da Aosta, e suprattutto un prosciutto Jabugo spagnolo che vi consiglierei benchè abbia un costo da sceicchi.

Tutti i vini si sono dimostrati davvero di alto livello ed insomma il tentativo di chi potenzia il vino con il legno si può dire andato benissimo.

A causa della breve incertezza sul tappo del Sanct Valentin ci siamo trovati a parlare di tappi: ma non tanto del tappo in sè, che è un argomento poverello e triste, con tutto il bello che c’è a parlare del vino, ma per la scelta che ha fatto invece il nostro ospite di chiudere il suo vino, che fra l’altro io apprezzo tantissimo, con un tappo a vite. Armin ha spiegato tantissime cose, sfatando alcuni miti e facendoci capire alcune cosette che ci erano sfuggite. Quando alcuni passaggi non erano chiari ho fatto comparire una bottiglia di merlot della ditta Kobler e che ha così acquistato il proprio diritto a stare sulla foto iniziale. Ma a tutto questo sarà meglio dedicare un altro post.

I quattro vino bevuti stasera hanno ampiamente meritato e tanto basta.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

2 commenti leave one →
  1. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 7:00 am

    Mejo Ribadir
    dato che sono stato accusato di eccessiva e sospetta cura nella descrizione dell’aroma “tabacco virginia” riporto dalla rete alcune note a sostegno della mia tesi. Il profumo del tabacco virginia è quello che si sente in un pacchetto di sigarette apena aperto e si distingue dal tabacco Kentucky per essere molto più dolce e meno pungente mentre il profumo del Kentucky è quello dei sigari toscani:
    Il tabacco Virginia Bright:Deriva, per ibridazione e selezione, dal tabacco Virginia di origine nordamericana. Nello Stato omonimo del Virginia gli inglesi, con John Rolfe, introdussero verso il 1612 due razze di tabacco, Oroonoko (originaria del Rio delle Amazzoni, Brasile) e Sweet-scented (soave profumo), dalle quali originò un tabacco intermedio. Le selezioni per l’adattabilità alle condizioni di povertà dei terreni e la cura delle foglie col carbone, al posto della cura con il fuoco di legna, diedero origine al Virginia Bright, o flue-cured tobacco, un tabacco chiaro e dolce, in luogo dell’originario tabacco scuro e forte, il Virginia dark..Questi tabacchi sono molto apprezzati per le qualità gustative e aromatiche, e sono utilizzati soprattutto nella fabbricazione di sigarette
    Il tabacco Kentucky :E’ un tabacco derivato, per ibridazione e selezione, dal tipo flue-cured nordamericano. E’ un tabacco scuro appartenente alla classe dei fire-cured, i tabacchi curati a fuoco diretto, da legni speciali il cui fumo penetra lentamente nelle cellule delle foglie del tabacco, conferendo uno specifico aroma al tabacco curato le cui foglie assumono un colore dal marrone al marrone scuro, fino al nero.
    Il Kentucky è impiegato prevalentemente per il confezionamento dei sigari Toscani (fascia e ripieno), in misura minore nei trinciati da pipa e in alcuni tipi di sigarette. Internet docet
    Il logoteta ( Μέγας Λογοθέτης )

  2. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 7:00 am

    sull’aroma di albicocca disidratata e successivamente reidratata in effetti non trovo molta letteratura…nemmeno in rete … In effetti qui qualcuno potrebbe dire che ho banfato un po’…In ogni caso viva l’albicocca… jarad maiora Μέγας Λογοθέτης

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