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CAPODANNO

novembre 30, 2011

SABATO, 01 GENNAIO 2011

MOET & CHANDON – JASSARTE – BRUNELLO
31 DICEMBRE 2010

Stavolta niente cene fuori ma invitati da un amico a casa.
Non è la Fibess, c’è anche un uomo nuovo, che si presenta benissimo, anche perchè porta una bottiglia di Moet & Chandon tanto per non sbagliarsi.
La usiamo come aperitivo: credo sia inutile commentare una bottiglia del genere: è uno champagne superlativo, morbido e rotondo, con un bel carattere forte, insomma, prendo a prestito le parole che ha detto l’amico che lo ha portato “Bevetene, queste bollicine non fanno male di sicuro”

Il vino che beviamo con i primi, che sono dei ravioletti alla carne con la pasta all’uovo, sono orgogliosissimo perchè li ho fatti io stesso con le mie manine, è Jassarte del 2006.
Jassarte è il nome di un fiume, che anticamente costituiva il confine fra la antica civiltà Greca ed i Barbari (adesso si trova in Kazakistanhttp://it.wikipedia.org/wiki/Syr-Darya ) . Insomma il nome vuole ricordare  il Caucaso e quindi, per richiamo culturale e geografico, l’origine della vigna e della sua coltivazione.
Fra le bottiglie prodotte dalla Cantina Guado al Melo in Bolgheri è certamente il più strano.
E’ infatti un assemblaggio di tantissimi vini diversi, non ho trovato da nessuna parte quali siano esattamente, e la stessa cantina dove l’ho preso direttamente non mi ha fatto l’elenco.  Del resto è un elenco lunghissimo se è vero che comprende circa una quarantina di vitigni diversi (la fonte è il Duemilavini dell’AIS).
Insomma è un vino di cui si può incominciare a parlare (e anche straparlare) prima ancora di aprire la bottiglia. Magia del vino.

Una volta aperta la bottiglia si presenta come un vino di corpo, notevolissimo, con esplosione di profumi ma non saprei dire quali. Tendenzialmente frutta rossa e sottobosco molto matura ma senza alcuna indulgenza alle note piene caramellose dei vini californiani. Un vino tannico, dal bel colore granato cupo, in cui alla fine la nota che rimane più in memoria è un sentore minerale e speziato molto persistente, senza essere eccessivamente sapido. Accompagna senza alcuno sforzo sia il primo che vi ho detto, sia il primo dei secondi che è la lingua (bollito).
Con il guanciale, la seconda portata dei secondi,  si passa alla seconda bottiglia, un Brunello (Sartori, mi pare), che si difende benissimo con il guanciale, che pure era un pasto molto ricco. E’ un Brunello didascalico che si presenta importante già dal colore rosso molto cupo e scuro. E’ il brunello che ci si può aspettare con una nota stonata costituita dall’eccesso di sapidità: insomma è un vino che rasenta il salato, poco usuale in un vino.

Finisce presto anche questo (vuoi vedere che siccome era salato abbiamo dovuto berne per farci passare la sete … ?). Per me basterebbe ma uno dei commensali reclama ancora vino, e compare una bottiglia di Diego Conterno, il Ferrione (Barbera d’Alba al 100 %).
L’ho solo assaggiato, venendo dopo due vini così importanti è sembrato un po’ in difficoltà, molto più morbido e rotondo degli altri, spicca un sentore vinoso, non mi ricordo (ma ero già in difficoltà, devo ammetterlo) altri profumi o aromi. Mi è sembrato un vino abbastanza piccolo, ma molto equilibrato, gradevole a bersi, sarebbe stato meglio aprirlo come primo dei tre rossi.
Peraltro uno dei nostri commensali ha detto che era il vino migliore che avesse bevuto, a dimostrazione che non tutti abbiamo gli stesi gusti.
Per finire con i dolci, cioè cioccolata fondente sciolta e frutta fresca intinta dentro, una bottiglia di Maso Federico, rosso dolce da meditazione già descritto su questo blog nel passato.

In conclusione direi che i tre vini erano tutti buoni, adatti però a situazioni diverse.
Il più interessante, evidentemente, è il Jassarte: nessun vino assomiglia a questo, ha caratteristiche strane: è un vino che trova un equilibrio solo come somma di diversi disequilibri: se  mi spiego, sembra un vino pieno di punte, estremo nel senso che sa di spezie e specialmente di pepe, ma sembra anche morbido: che è tannico ma sembra anche meno persistente di quanto non ci si potrebbe aspettare.
Il Brunello è sempre lui: certo è che non tutti i brunelli sono uguali ed è un dispiacere vedere che anche il Brunello sta diventando un vino come gli altri, e non riesce a dominare una serata.
La barbera viene dalle mie zone preferite nella produzione del vino, ma resta comunque il vino che meno gradisco: avendo bevuto ed apprezzato baroli e barbareschi a tavola, la barbera mi sembra un vino introduttivo: è stato insomma penalizzato dal comparire per ultimo quando i sensi e i riflessi erano ormai sfiniti.
Nessuno dei tre vini era male , il Maso Federico ha riconciliato tutti.
Ma era ormai vicina la mezzanotte, fuori ci attendevano i bambini per festeggiare il passaggio dell’anno con una strega di cartone da bruciare, qualche piccolo botto e qualche fontanella di luce. Non era più il tempo del vino, ma della festa, e siamo usciti in mezzo alla neve ed al freddo.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 16:33 | link | commenti 

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