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COSA SARA’

novembre 30, 2011

DOMENICA, 14 NOVEMBRE 2010

TEMPRANILLO IN ALTO ADIGE

CASSIANO – MANINCOR

La cantina Manincor, di San Michele Appiano (Bolzano), ha intrapreso e sta proseguendo la sua strada per l’agricoltura biodinamica.
Trovate una infinità di siti e di libri e di riviste che spiegano cos’è, quali differenze con l’agricoltura biologica o “tradizionale”. Chi volesse però un articolo veramente militante dovrebbe leggersi l’editoriale del numero 28 di Porthos. inutile mettere il link in questo post, il sito di Porthos è già linkato con questo blog.

Come voi sapete, io non sono pregiudizialmente favorevole o contrario a queste scelte: nel senso che, dal mio punto di vista di consumatore (“utilizzatore finale“, magari !….) ho trovato vini buoni fra quelli tradizionali e  vini buoni fra gli altri.
Quella dell’agricoltura biologica, come tutte le discipline che prendono spunto da questi filoni, forse più filosofici che scientifici, è una via che non contiene verità dimostrabili con il metodo scientifico.
Ma sopratutto quello che mi lascia diffidente è che secondo la medicina, ciò che fa male del vino è l’alcol. Dunque chi vuole conservare la salute non deve berne. Chi ne beve dev’essere consapevole che sta correndo un rischio sia diretto per la sua salute e per la sua … patente, sia indiretto per il fatto di aprire le porte ad una dipendenza.

A questo punto andare a cercare un prodotto che fa consapevolmente male, cioè l’alcol, e fra tutti i vini possibili preferire solo quelli coltivati biologicamente perchè farebbero bene, il tutto senza fondamento scientifico, è un assoluto non-senso o un paradosso. Accetto più volentieri la posizione di Porthos che non pretende di insegnare verità scientifiche, che dice solo che apparentemente questi vini sembrano più digeribili dal secondo cervello, ma che soprattutto punta il dito sul cancro vero della produzione “tradizionale” cioè la predominanza che l’industria chimica di pesticidi o altre sostanze ha preso sulla coltivazione della vite e la produzione del vino.

Diciamo dunque questo per concludere: quando bevo un bicchiere di vino non voglio salvare l’economia, non voglio fare o farmi fare la morale, non voglio rovinare il piacere di questo vizio, che fra l’altro mi concedo con moderazione e acutezza di attenzione, con nient’altro che non sia la difficoltà stessa del degustare.

Dunque veniamo al vino Cassiano di Manincor.
Innanzitutto è essenzialmente un vino bordolese ma con alcune particolarità. Il merlot (60 %) ed il cabernet franc (30 %) lo compongono solo quasicompletamente: il rimanente 10 % è costituito da 4 vitigni, il cabernet sauvignon, e fin qui passi, siamo ancora in pieno bordolese, il petit verdot (idem) poi, sorpresa, il tempranillo ed il syrah.
Dire che questi due vitigni non sono tradizionali per l’Alto Adige, è abbastanza poco. Ce li avranno messi dentro perchè con questo vino sembra abbastanza chiaro che il produttore voglia andare incontro al gusto internazionale. Ma il gusto internazionale in questo caso è stato pienamente raggiunto e ne viene fuori un vino che è proprio gradevole da bere ad un prezzo equo.
Aperto una mezz’oretta prima di berlo, ma senza travasarlo in un decanter, alla prima annusata è salito il profumo del legno, vaniglioso, senza eccesso. Poi un profumo caldo, avvolgente, pieno e potente di frutta rossa ma soprattutto di spezie tipo pepe nero. Tutto confermato dal primo assaggio, che entra in bocca larghissimo e grande, proprio un vino di qualità potente. Si aggiungono gli aromi chiarissimi della liquirizia e del legno. La mia bottiglia, comperata in cantina, (non mi ricordo il prezzo mi pare intorno ai 15  o 18 €uri) è del 2007, ed avrebbe potuto resistere ancora diversi anni. Ma le mie bottiglie hanno questo vizio che non riescono proprio a resistere: quando il venditore le mette in commercio io le compro, e quando viene l’occasione io le bevo e poi le commento.
Se il venditore vuole che io le assaggi quando hanno più anni, le venda più vecchie: c’è chi lo fa, per esempio in Trentino Longariva lo fa.
Comunque, per tornare al vino, esso è proprio una gioia da bere. Ma dimostra anche doti di rotondità e morbidezza che io non so se saltino fuori dal petit verdot o dal tempranillo. Mi piacerebbe dire che è proprio questo il segreto, perchè bordolesi altoatesini col petit verdot ne ho bevuti ancora (per esempio l’Istante di Franz Haas, sempre più caro accidenti) ma con il tempranillo mai, e questo vino è proprio più morbido degli altri assaggiati.
Ma non è finita:  me ne è avanzato giusto un mezzo bicchiere.
Ed adesso, cioè il giorno dopo l’apertura, ce l’ho qui davanti e lo sto sorseggiando: è diventato uno dei vini più buoni mai bevuti. La liquirizia non è più un aroma, sembra proprio di succhiarne un pezzettino, rimane in bocca un sentore persistentissimo così come rimane la complessità della frutta rossa del sottobosco, però dolce, e il vino continua a presentare un tessuto di tannini vibranti, ma non pungenti: nulla di allappante o di granuloso, proprio una bontà.
Non ditemi che sono scarrellato: questo è uno dei vini che veramente ho gradito di più in quest’anno e probabilmente riconnette anche le qualità speciali che la FIBES ricerca nel vino e cioè un vino superlativo considerato anche il suo prezzo. Credetemi non saranno tanti i vini che troverete ad un prezzo così.

Che sia l’agricoltura biodinamica??

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 16:26 | link | commenti 

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