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IL VINO CHE DIVIDE

novembre 30, 2011

MARTEDÌ, 17 MAGGIO 2011

TANTE CONTRAPPOSIZIONI

Pensando al vino vengono in mente veramente tantissime divisioni e la più importante è quella che salta letteralmente all’occhio per prima, cioè “bianco o rosso” (xe istesso!)

Però ce ne sono tantissime altre, alcune delle quali particolarmente di moda: la prima fra vino naturale e l’altro, non so se chiamarlo tradizionale. Ma è una divisione fin troppo battuta, ed adesso come adesso non sono sicuro se sceglierei per forza un vino naturale per questo solo fatto. Intendo dire che nei miei viaggi in questo mondo distinguerei fra chi fa il vino bene e con amore e chi invece lo fa male e senza anima: quindi i produttori biologici o naturali vari stanno dalla stessa parte dei vignaioli che amano il loro vino anche se usano qualche sintetico prodotto, e sono contrapposti a chi fa un vino veramente industriale un tanto al metro.

Altre distinzioni:
vino di terroir e vino non di terroir: questa è una distinzione spigolosissima perchè più ci penso e più il concetto di terroir diventa sfuggente e imprendibile. E’ una parola che significa qualcosa di legato ad un territorio, quindi un certo luogo. Ma non è solo la terra: è anche un certo tipo di vino, un certo tipo di clima, un certo tipo di abitudini; ma è anche una certa tradizione, quella che fa sì che quel vino venga così solamente lì: per esempio, in Trentino, mi viene facile spiegare cos’è un vino di terroir se penso al Vino Santo, che non è affatto solamente l’uva nosiola prodotta in quel modo lì che sappiamo, ma è molto di più.
Il vino non di terroir è invece il vino di stampo internazionale che confonde perfino i vitigni. Una volta mi capitò, per un’assurdità del destino, di aprire nella stessa cena un barbaresco (Prunotto) ed un chianti (Nipozzano); erano praticamente identici! e badate, non ero ubriaco, e non ero nemmeno solo ad avere questa sensazione: però si trattava, e si tratta, di due bottiglie prodotti da galassie del vino, per andare incontro ad un gusto internazionale: due vini perfettini perfettini.
Per stare in Trentino direi che il vino non di terroir anche se ne produciamo tanto, potrebbe essere il pinot grigio.

Vini da meditazione e vini da qualcos’altro: io ho fatto meditazione, o meglio, ho semplicemente  meditato sia con vini dolci che con vini secchi, ma questa è proprio una distinzione banale. Eppoi, la meditazione l’ho fatta anche senza vino, quindi non è una distinzione piena.

Più interessante è una distinzione che secondo me ha portato tanta gioia a chi ama il vino, ma pochissima ai produttori che vogliono venderlo: quella fra i vini fatti per accompagnare i pasti, che non sono affatto modesti ma si esprimono a tavola e potendo se ne beve a secchiate, e quelli che stanno bene da soli, bevuti per degustarli senza mangiare, che però dopo un po’ ti stufano e la bottiglia resta mezza piena sul tavolo.

Poi ci stanno i vini che posso permettermi, e quelli che non voglio permettermi.

Ed infine la distinzione grande, la madre di tutte le distinzioni: i vini di destra e i vini di sinistra.
I  vini di destra sono quelli dal gusto tendente al dolce, alcolici, potenti, internazionali, tutti uguali, quelli che vengono valutati in punteggi che si avvicinano al 100 anche perchè sono gli stessi giudicatori di vino che hanno grandi cointeressenze. Non voglio entrare in una polemica passata, ma faccio fatica a pensare alla indipendenza di chi scrive professionalmente di vino, o anche di altre cose (il turismo, l’elettonica, le automobili ecc.) sono tutti mercati in cui le riviste indipendenti sono pochissime e gli articoli di parte sono la stragrandissima maggioranza.
Vini di sinistra invece sono i vini di terroir, proprio quelli che sono sfuggenti, che superano la perfezione con qualche stranezza, che ne apri due bottiglie identiche -stessa etichetta, stesso vino, stessa annata- ma una è un po’ diversa all’altra.
Sono vini che magari non raggiungono le valutazioni massime, ma è anche meglio: anche perchè chi ama questi vini considera fallaci le valutazioni: è come dire che un Monet vale 98 punti ed un Henry Rousseau detto il Doganiere vale 85: ma chi è che crede ancora a queste cose?

O voi, che leggete questo blog: vi vengono in mente altre contrapposizioni?

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 22:14 | link | commenti 

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