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IL VINO DEGLI ANNI PRIMA

novembre 30, 2011

DOMENICA, 19 DICEMBRE 2010

NEGRARA
CANTINA GIULIO E MAURO POLI DI SANTA MASSENZA
19 DICEMBRE 2010

Invito a cena fra amici, soprattutto il desiderio di passare una serata insieme.
Compare a tavola una bottiglia di Negrara, vino prodotto a Santa Massenza (Trento) da Giulio e Mauro Poli, http://www.giulioemauro.it/  .
E’ un vino di altri tempi. Innanzitutto si tratta di un vitigno autoctono, uno di quelli di cui si parla per rilanciare il vino del Trentino. Sinceramente se parliamo di questo temo che non si rilancerà un bel niente.
Tuttavia questa non vuole essere una critica sul vino in sè considerato.
Descriviamolo: è un vino dal bel colore rosso granato scarico,  molto pulito e si traguarda bene. Al naso appare franco e spiccano solo due profumi: quello di vino e quello, molto minore, di vaniglia.
La vaniglia è data probabilmente dalle botti di rovere in cui passa per qualche tempo ma non prevarica su nulla, è giusto una venatura. Prevalente invece è proprio il profumo vinoso dei vini di una volta, tenue e gentile ma inconfondibile.
In bocca risulta un vino di poco corpo, non tannico, pulito e ordinato, molto gentile: per capirci come sensazione ricorda una specie di schiava, senza fronzoli.

Questo vino ti accompagna defilato in pasti delicati, pastasciutte di verdure, infatti si è sposato alla perfezione con le orecchiette alle cime di rapa che ci ha servito la padrona di casa, ma andrebbe anche con carne bianca cotta senza troppi accorgimenti. In bocca resta abbastanza persistente un sapore vinoso e, ma solo a cercarlo bene, un saporino di frutta rossa annacquata, dico annacquata per dire che è tenue non per dire che è cattiva.
Insomma un vino che nella sua categoria si difenderebbe bene.
Ma qual’è la sua categoria? Quella di un vino semplice ed allegro, da servire per primo per lasciare poi il posto a vini ed a portate più importanti. In caso di finger food andrebbe benissimo, non copre le pienanze e mi fa ricordare il vino che tanto aborrivo quando ero piccolo, quello che beveva mio padre, era il vino dei suoi amici, lo facevano in cantine improvvisate senza macchinari ed anche senza pretese: una civiltà contadina e rurale che non c’è più. C’è il mio ricordo di quel vino, scritto su questo blog, pensate che poco che ne resta…
E’ arrivato questo vino: a ricordarci che c’è una radice semplice nel passato che ha una sua dignità ed una sua piacevole curiosità. Dopo il Negrara si sono costruiti tutti i capolavori di frutta e di aromi che si bevono adesso (pinot neri, canernet sauvignon, bordolesi, amaroni e baroli), ma sono un’altra storia.
Che il Negrara possa essere anche il futuro del vino trentino i ci dubito molto, ma qui si dovrebbe parlare di mercato, di strategie e non di vino: cercate questo in altri siti o in altri blog, in questo sarà difficile.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 23:07 | link | commenti 

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