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LONGARIVA SPETTACOLO

novembre 30, 2011

MARTEDÌ, 12 OTTOBRE 2010

PINOT NERO ZINZELE 2003
DOMENICA 10 OTTOBRE 2010

Vino favoloso.
Tutti sanno della mia predilezione per il pinot nero. E’ un vino che sanno fare bene solamente in Francia ed in Sudtirolo.
In Trentino si salvano in pochissimi e fra questi il Zinzéle della Cantina Longariva (Marco Manica – Rovereto).
Si salva per tanti motivi: il primo è che ci mette una cura particolare. Il secondo motivo è che mentre la maggior parte lo vende molto giovane, di due-massimo tre anni, il Longariva lo vende molto più vecchio del normale, di 6 o 7 anni. Quello che ho aperto io era del 2003, la mitica annata secchissima che tutti si ricordano come uno dei picchi di arsura.
Il vino ha la solita forma del rosso rubino scarico. Non scarico come altri pinot nero, che sembrano quasi dei rosati, ma comunque si traguarda benone. Ovviamente un colore bellissimo.
I profumiche si sentono subito, appena aperta la bottiglia, sono solo quelli vinosi e della frutta, io ho sentito immediatamente profumo di fragole. Naso ordinato, ovviamente.
Il vino l’ho lasciato aperto e scaraffato per una mezz’oretta prima di darci dentro.
In questa mezz’ora il profumo è cambiato . . .   passando da fragola a una specie di frutta sotto spirito, tipo ciliegie. La bocca sempre sostenutissima da una corrente continua di tannini molto morbidi, per nulla aggressivi, quasi “dolci” verrebbe da dire.
Con il passare della serata gli aromi sono passati verso il terziario, e si sono cominciati a sentire più chiari i sentori della vaniglia mescolati al tannino, e finalmente quella nota che io sento solamente nelle bottiglie fortunate di questo vino, una specie di gusto di cioccolata, tenue ma percepibilissimo.
Questo vino ha un difetto: che costa molto, in cantina si paga intorno ai 28 €. Però, qualche volta, un piccolo piacere è giusto permetterselo, e  questa volta è stato il caso.
E’ un vino che si accompagna a tutto, orrore ma io l’ho bevuto insieme alla pizza ed è andato benissimo. Ma può accompagnare anche preparazioni più elaborate o più pesanti, non va male, perchè comunque è un vino con una sua presenza alcolica importante (fa 13,5 gradi). Naturalmente l’abbinamento perfetto saranno … i crostacei.
E’ una bottiglia che non ho finito, e che quindi potrò assaggiare ancora ad un giorno o due dall’apertura, e sotto sotto mi aspetto ancora qualche sorpresa.
Vi dirò cosa ne sarà uscito.

Un saluto dal vostro Primo Oratore

Due giorni dopo: i connotati del vino sono ancora riconoscibili rispetto all’apertura, ma ahimè non è più lo stesso. Persi i profumi rimane un carattere vinoso, un po (ma poco) amaro, come se fosse niente più che il fratello minore della maestosità assaggiata nelle vicinanze dell’apertura.

Pazienza che volete farci: vorra dire che la prossima volta me lo scolerò tutto oppure … inviterò un amico in più.

Postato da: arneis a 08:13 | link | commenti (2)

2 commenti leave one →
  1. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 6:46 am

    Ciao, su FB Dario Ganz mi ha aggiunto al tuo gruppo. Volevo intervenire solo per farmi conoscere, ma poi avrai modo di farlo in tantissime altre occasioni……….:-)))
    Sono un’appassionata di pinot nero come non mai, tanto che vado ogni anno in Borgogna, e volevo solo dire la mia riguardo ai pinot neri italiani🙂
    Oserei dire che i pinot nero del Trentino Alto Adige siano tra le migliori espressioni del vitigno in Italia, però i produttori che ritengo degni di nota sono altri che però non menziono per pudore e timidezza!!!!😛
    Comunque, quello da te evocato, non mi fa impazzire :-)))
    ciao, annina

  2. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 6:47 am

    Ad Annina:
    ciao. Io stesso, ed anche la FIBESS, amiamo moltissimo il Pinot Nero.
    Questo di Longariva è un vino che ho incontrato agli albori della mia passione per il vino e mi resta sempre molto caro nel cuore; ma non ne sono obnubilato e posso condividere che non sia sempre al massimo, forse anche per l’invecchiamento con cui lo vende e che ne è il segno distintivo. Tuttavia resta di gran lunga il miglior pinot nero Trentino ed ad una delle nostre degustazioni è risultato fra i vincitori (non trovi la recensione fra i post perchè è stata fatta molto prima che incominciassi il blog).
    Quanto a quelli altoatesini sono d’accordo con te. Per me fra i superiori c’è Stachlburg, ma non li ho bevuti tutti (per ora) …🙂.
    Sul punto bisognerebbe chiedere un’opinione ad Armin Kobler, che è espertissimo in queste cose (guarda anche il suo blog, che è magistrale)

    Mi sa che dovremmo vederci ad Egna in maggio, quando fanno la manifestazione sui pinot neri.

    Per quanto riguarda la tecnica, non so come puoi fare per non essere utente anonimo, magari ci studio su e poi ti dico.

    Un saluto dal Primo Oratore.

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