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PIEMONTE CHE PASSIONE

novembre 30, 2011

SABATO, 20 FEBBRAIO 2010

NEBBIOLI VINI DIFFICILI?

Insomma da un paio d’anni mi sono preso via per i vini del Piemonte. In realtà non li conosco tutti, vanno per la maggiore Barbaresco, Nebbiolo, ovviamente Barolo. E, in un posto in prima fila sul vialone principale, lo scanzonato Arneis, che ho preso come nickname. Perchè alla fine è una mutazione del barolo, ed anche soprattutto perchè sta a significare una persona un po’ stramba, un arnese, insomma essere un arneis non è un complimento ma contiene anche un po’ di comprensione e di compassione.
Ma andiamo al vino.
L’altro ieri, a pranzo da un amico bloccato da una gamba rotta. Non può cucinare, io non ho tempo, ed allora decidiamo per affettati e altre leccornie (salsette, salmerino marinato e altre piacevolezze).
Mi dice che vuol bere un Nebbiolo ed allora faccio la cosa più saggia, ne porto un altro.
Ai nastri di partenza ci sono il Nebbiolo Baluma di Diego Conterno del 2007, ed il Nebbiolo Vigna Settevie di Orlando Abrigo sempre del 2007.
Il Baluma è già aperto ed un po’ ossigenato, il Settevie invece lo apriamo al momento.
Il nebbiolo è un vinotto un po’ difficile. La moda lo vorrebbe concentrato carico ed impenetrabile come i tuscan, ma il nebbiolo non è così: il colore è quello che è, ma tende a diventare acido se lo lasci troppo a macerare sulle bucce, ed allora il discorso si complica. Più lo lasci sulle bucce più prende colore ma più diventa acido.
Alla fine, fatto bene, esce il nebbiolo così com’è, col suo colorino e i profumetti.
I nostri due sono nebbioli onesti, intermedi, si trovano fra i 10 e i 20 €.
Il colore è diverso: il Baluma vira verso un granato e sembra appena appena meno trasparente, mentre il Settevie è sul Rubino bellissimo da traguardare, brillante. Profumi che ci aspettiamo dal nebbiolo, lampone, al primo colpo di naso il Baluma sembra più addolcito: infatti il Baluma fa 14,5 gradi, il Settevie 13,5. Poi vaniglia e legno, chi più chi meno.
Al primo assaggio sinceramente si assomigliano. Vengono fuori i lamponi, la frutta di bosco.
Nel frattempo parliamo, ci facciamo le nostre confidenze, il salame si accorcia, i vasetti si abbassano, il pane diminuisce. Anche il vino cala ma siamo presi dalle chiacchiere e dall’amicizia.
E’ quindi il momento giusto, grazie anche al vino ingerito, di lanciarsi nei commenti più spregiudicati.
Il settevie risulta un vino più tannico, aggriccia (!) un po’ di più la lingua, ha una lunghezza maggiore ed alla fine sentiamo le note terziarie, sembra un po’ cioccolata un po’ di vaniglia si sente il legno.
IL Baluma è un vino meno tannico, un po’ più piatto in bocca, i profumi e gli aromi sembrano più “Internazionali” se mi capite, sempre lamponi ma più marmellatosi, esce anche qui il sentore del legno.
Gli ulteriori commenti non li voglio scrivere: questo è un blog del vino non dei flussi di coscienza.
Eppoi ormai a parlare è l’alcool e le chiacchiere parlano di donne e della vita, ormai di vino non si parla più.
Ci portiamo via il sapore ottimo di due vini che berremmo tutti i giorni. Difficile dire qual’è il migliore, ma anche inutile. Delle volte giudicare un vino non serve. Da questo pranzo improvvisato mi porterò via il ricordo che sia il Baluma che il Settevie sono due vini buoni, che hanno rinsaldato una bella amicizia. Mi porto via però che per ricordare davvero un vino è meglio assiaggiarne due, che è anche una bella regola generale per la vita.

Un saluto dal vostro primo oratore.

Postato da: arneis a 11:24 | link | commenti 

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