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PUNTI SUL VINO (O SUL VINO?)

novembre 30, 2011

SABATO, 07 MAGGIO 2011

IL TRITACARNE DEI COMMENTI

Ho trascurato il mio blog in questi giorni avendo scritto qualche commento sui blog altrui.
Alcuni dei discorsi che mi hanno interessato li vorrei riprendere qui con maggiore respiro e con un po’ di pacatezza.
Come sempre, ad ogni post il suo argomento, in questo vorrei parlare del MIO concetto di indipendenza di giudizio.
Lo spunto viene da questo post:http://geishagourmet.com/2011/04/27/lemillebolleblog-produttori-di-trentodoc-affogate-ziliani/#comments

Mi sono permesso di dire che, secondo me, l’invito rivolto ai produttori di vino di mandare vino ad un giornalista ha poco pregio dato che in generale davanti ad un dono il giudizio di chi lo riceve può risultare abbastanza indebolito. Inoltre, a quanto mi risulta, vi è una leggenda metropolitana secondo cui alcune cantine preparano delle “selezioni speciali” da far assaggiare ai giornalisti, in maniera da falsarne il giudizio, quand’anche questo fosse imparziale. So per certo che quelle piccole non possono neanche farlo, ma su quelle grandi chi ci mette la mano sul fuoco?

Devo aver toccato un nervo scoperto perchè ho scatenato due risposte veramente acuminate e al vetriolo contro il mio pensiero, da parte dell’autrice del blog ma soprattutto, e questo sinceramente non riesco proprio a capirlo, del dott. Franco Ziliani: il mio commento non era rivolto a lui, invece egli si è sentito tirato in causa ed ha ritenuto necessario puntualizzare che lui è sicuramente indipendente e che sono invece io a non esserlo.

Orbene, visto che questo è un fatto personale, mi permetterò di rispondere semplicemente che nei miei confronti non ha nemmeno senso parlare di indipendenza: io non sono un giornalista del vino; commento i vini per hobby, come un semplice “opinionista”; il mio mestiere è completamente diverso, per fortuna mi guadagno da vivere dignitosamente bene e posso permettermi di acquistare tutti i vini che voglio. E’ questo che garantisce la mia indipendenza: la mia libertà dal mondo che commento. Eppoi io mica faccio informazione!
E’ chi invece con questo suo mestiere ci vive che ha un onere in più.

Un problema di indipendenza si pone dunque per i giornalisti, ed è un problema che riguarda il loro foro interno, dato che in generale il sistema della giustizia in italia, ed il sistema della stampa italiana, non sono proprio un modello. Su questo ci sono moltissimi esempi: se uno volesse avere una trattazione giuridicamente ineccepibile ma ironica e semiseria (?) dovrebbe andare a leggersi un bel libretto sulla libertà di stampa scritto argutamente da Vincenzo Zeno-Zencovich qualche anno fa.

Ma torniamo al dunque. Sull’argomento di cui sto parlando c’è chi, e l’ho già citato nei commenti, come gli autori della rivista Porthos e come il giornalista Sandro Sangiorgi,  ha fatto della propria indipendenza una vera bandiera, pagandone probabilmente dei prezzi abbastanza alti, compresa (credo) la condanna della rivista stessa ad una minor diffusione rispetto alle potenzialità che avrebbe: su Porthos non ci sono pubblicità di cantine e le bottiglie degustate e giudicate vengono comperate e di regola non accettate in regalo. Sbagliano? Chissà ma ad un loro giudizio credo ciecamente.

Invece c’è chi ritiene che l’indipendenza del proprio giudizio discenda dalla propria semplice autocertificazione. Ma questa autocertificazione vale solamente se supportata da una serie di comportamenti e di atteggiamenti. Per dire, tanto per stare al tema, io sono convintissimo che Ziliani sia indipendentissimo: basta guardare il suo blog che critica, talvolta con asprezza, (quasi) tutti, o il fatto che egli abbia affidato la raccolta della pubblicità del blog ad un network che non lede la sua indipendenza.

Ma io ho come la sensazione, ed è lo stesso dott. Ziliani che me lo conferma, che questa indipendenza sia un uccello raro e che invece nel mondo del vino ci troviamo di fronte ad una commistione e vicinanza tale fra produttori, interessi politici (di solito connessi alla promozione territoriale) e della comunicazione -fra cui ahimè i giornalisti- . E’ un sistema che ha un suo equilibrio intinseco, ed infatti mi viene detto che 9 riviste su 10 fanno così, cioè assaggiano vini forniti. Ma quando mi imbatto in un passo del libro di Jonathan Nossiter “Le vie del Vino”  edizioni Einaudi 2010 a pag. 142, che racconta come riviste specializzate sollecitano i produttori a comperare pubblicità in cambio di future recensioni (dal tono del passo richiamato io arguisco che si tratta di recensioni favorevoli); quando dunque mi imbatto in queste cose cosa dovrei pensare? Fortunatamente Nossiter fa riferimento a riviste francesi,a nessuno verrà mai in mente che questa pratica sia seguita anche in Italia …🙂.

Comunque a me, che volete, l’idea che chiunque tratti con occhio di riguardo chi gli dona qualcosa sembra connaturata alla natura umana, e questo nel campo dei giudizi sul vino non rende un buon consiglio ai consumatori.

Del resto provate a vedere quante sono le recensioni negative di vini, e vi chiederete se qualcuno mai abbia prodotto un vino cattivo in Italia.
Io recensioni negative ne ho trovate solo sul sito del dott. Ziliani fra i siti professionali: ne dimostra ancora una volta la sua indipendenza di giudizio, ma dimostra anche quanto sia stato ingiusto scagliarsi contro di me.

Ma in fondo chi se ne importa, manco lo conosco io questo dott. Ziliani.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Post scriptum: provate a guardare i blog: www.vinoalvino.org  ewww.lemillebolleblog.it perchè sono fra i rarissimi blog gradevoli da leggere, grondano polemica e sono scritti con assoluto talento, duri e taglienti, senza quella melassa che si trova un po’ ovunque compreso talvolta nel mio Osservatorio; non importa se li condividete o no, ma il piacere della lettura non mancherà certo.

Postato da: arneis a 10:23 | link | commenti 

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