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RAPPORTI

novembre 30, 2011

VENERDÌ, 08 GENNAIO 2010

ANTOLOGIA DELLE VITE PARALLELE (ALLE VITI)

Stavo riflettendo sulla maggiore o minore antipatia e gentilezza di chi ho incontrato nei miei viaggi alla ricerca del vino, e mi è venuto, senza volerlo, l’idea che i vini rispecchiano davvero il carattere che appare di chi li fa.

Per esempio la mia cantina preferita fra tutte, la Longariva (www.longariva.it)  di Marco Manica e della cara moglie Rosanna.
Marco Manica non è un uomo che si mostra simpatico. E nemmeno i suoi vini lo sono. E’ un uomo severo, affascinantissimo con la sua voce bella imponente. Mai fatto un euro di sconto. Ma non serve: continuo ad andare da lui, e lo considero il più bravo di quelli vicini a casa, perchè il suo vino è come lui: serio, imponente, severo. Parlare con Marco e assaggiare il suo vino è un’esperienza bella. Probabilmente, a vedere quanto aspetta per mettere in commercio il vino, apprezza molto l’invecchiamento, come direbbe Andrea Scanzi. 
La sua cantina è un autentico elogio dell’invecchiamento. E non ha vini beverini. Quando però ci parli da un po’ e hai costruito un po’ di confidenza, da questa roccia e da questo monumento che è Marco Manica salta fuori una venatura di ironia imprevista. Una frase sorniona, detta con un mezzo sorriso, insomma davvero gradevole e fresca. Ed infatti, guarda caso, in mezzo a tutti i suoi vini importanti, ne salta fuori uno che è una battuta ironica ed un sorriso ed è così leggiadro: è il graminè.
Ma prova a parlare con Marco del suo amato pinot nero, il Zinzele, e di colpo si perde ogni traccia di leggerezza e di ironia. Zinzele non ho capito se è la sua croce o la sua gioia, non credo tutte e due. E’ un vino il pinot nero che richiede pazienza ed è davvero capriccioso, è equivalente al tentativo di domare un gatto. Ma qualche volta chi lo sa fare, inspiegabilmente riesce a tirarne fuori uno spettacolo. Mai visto Marco Manica parlare con leggerezza del pinot nero. Ma una volta che non c’era, chiacchieravo con la moglie Rosanna, ed ho visto una benevolenza e un’ammirazione bellissimi: ha capito la debolezza del marito col pinot nero, e chissà quante fatiche ha condiviso anche lei nel costruirlo. Ma lei è naturalmente più femminile, più dolce e tratta con indulgenza questa debolezza del marito per pinot nero, debolezza che è anche la sua forza.
Credetemi, se volete un consiglio o una chiacchierata da professore universitario sul pinot nero parlate con Marco Manica: ma se volete l’umanità e la grandezza del pinot nero di Marco Manica, parlate con la moglie Rosanna.

Passo una volta da Dorgali, e vado a prendere il vino alla CS Dorgali. E’ l’ultimo giorno di vacanza, il giorno successivo torno a casa e voglio provare il vino sardo. Entro alla cantina, e trovo una vecchia. Prendo alcune bottiglie , il cannonau base e uno di maggiore pregio. Poi le chiedo se me ne fa assaggiare un po’. Mi da un bicchiere e chiedo di avvinarlo: mi guarda storto e mi chiede “come”? allora le spiego, anche se sono esterrefatto di spiegare una cosa così ad una che vende vino. Insomma mi guarda e mi fa “ma ppoi lo bbutta vvia”, con la cadenza gloriosa dei sardi. Si gli dico. Insomma tutta una dicussione. Il vino è buono, anche se un po’ ingenuo, ma generoso nel finale, vino dignitoso da bere. Alla fine le chiedo se mi può vendere dei bicchieri col logo della cantina perchè mi piacciono molto. Mi dice di no, non li vendono; ma il bicchiere che ho usato… me lo regala. Insomma, uguale la cantiniera al suo vino: sorprendente e generoso.

Di Grigoletti avete già visto nel post di qualche giorno fa.
Ma anche Grigoletti è come il suo vino: buono sincero (dovreste vedere quanta fierezza nello sguardo di Carmelo Grigoletti). Ma più immediato, più semplice. Un vino diretto e piacevole, come lui, ma anche pronto agli scherzi e alle battute; ma anche qui un vino competente, chiaro, sempre pronto a dare una mano, come mi sembra essere il Carmelo.

Un giorno mi fermo da De Tarczal. Già si entra e non c’è nessuno, si bussa di qua e si bussa di là e finalmente incontro in un ufficietto, bello peraltro, un signore che sta parlando d’altro con un suo cliente o un suo amico, non si capisce. Dopo un po’ si degna di salutarmi, gli dico che vorrei comprare del vino e chiama una signora, che mi fa fare un piccolo percorso, entriamo in un locale di vendita, freddo.
La signora è freddissima anche lei, mi versa un pochino del vino che chiedo di assaggiare, mi guarda mentre lo bevo, non faccio alcuna annotazione in degustazione, lei continua a non dire niente. Alla fine prendo due bottiglie, una di pinot bianco (che berrò insieme ad un Longariva Pergole). Quando lo bevo il vino trasmette freddo, come la cantina.  Lo aspetto per tutta la sera e per tutta la sera mi sembra inferiore al Pergole. Poi il tempo passa, ho bevuto troppo e non mi ricordo di niente.

Di Letrari parlerò un’altra volta. E’ stata l’esperienza più deludente di tutte. Ed anche il vino lo è stato. Fortuna che costa poco…

Insomma mi sa che è proprio vero: il vino rispecchia il carattere di chi lo fa; e siccome il sottoinsieme dei vignaioli è fatto di gente con caratteri di tutti i tipi, anche il vino diventa così. Ah che filosofo che sono oggi.

Satis.
I post non devono essere troppo lunghi e questo non farà eccezione.
Tuttavia, confermo che, nella mia esperienza, i vini sono uguali a chi li fa.

un saluto dal vostro primo oratore.

Postato da: arneis a 20:18 | link | commenti 

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