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RITRTTO DI VINO VELATO

novembre 30, 2011

DOMENICA, 13 MARZO 2011

DIRETTAMENTE DAI TINI
9 MARZO 2011

La Confraternita della Vite e del Vino stavolta ha organizzato una cosa mirabolante. Presso la cantina dell’Istituto San Michele all’Adige è riuscita a poter far assaggiare ai confratelli in anteprima 10 vini bianchi della vendemmia 2010 spillati direttamente dalle vasche d’acciaio, prima della filtrazione.
Insomma 10 vini velati. Non essendo ancora stati preparati per la vendita, erano tutti, chi più chi meno, vini torbidini e freschissimi. Qualsiasi riferimento al colore va quindi inteso come riferito ad un vino velato, mai limpido.
Ma andiamo con ordine. Le descrizioni sono fatte da Enrico Paternoster. E’ il direttore della cantina,  l’enologo responsabile di tutti i vini, quindi considerato ciò che è l’Istituto è una vera autorità. Tuttavia è anche una persona diretta e gradevole che riesce a spiegare con chiarezza e precisione sia le singole tipologie di vino che assaggiamo, sia anche il senso del lavoro che viene fatto presso l’Istituto, il perchè si coltivino così tanti vitigni, la differenza fra una cantina “commerciale” e quella dell’Istituto … insomma un uomo che manifesta pienamente una competenza invidiabile. A fare “da spalla” e che spalla, verrebbe da dire, il Gran maestro Enzo Merz che aggiunge, chiarisce alcuni concetti, precisa alcuni particolari o fa alcune osservazioni e collegamenti con altre realtà, vini francesi, vitigni rassomiglianti o diversi e sul futuro possibile di alcuni vitigni e vini. Insomma nell’insieme una esperienza unica, che nel concreto è andata così.

Un’ultima precisazione: ogni cosa scritta in questo post è presa dai miei appunti; eventuali errori o stupidaggini sono da attribuire a me, non certo a Direttore Paternoster che al massimo ha detto cose giuste che io ho capito male.

1. Nosiola
Il primo vino ad essere spillato è un nosiola: “la” Nosiola è un vino molto semplice e quindi ci viene proposta per prima: i “descrittori” come li chiama Paternoster, sono fiori bianchi e un aroma di mela; meno evidenti, a questo stadio di maturazione del vino, i sapori di nocciola che sono quelli che hanno anche dato il nome al vino; nel bicchiere è un vino di un paglierino molto scarico e naturalmente appena un po’ torbido, come tutti i vini che berremo oggi.

2. Pinot Bianco
Questo lo assaggio con molta curiosità, essendo in astratto il mio vino preferito; entriamo nella famiglia dei pinot, il cui capostipite è il nero e di cui questo bianco ed il grigio (che assaggeremo dopo) sono mutazioni naturali. un vino delicato e sensibile. Comincia ad essere possibile un primo confronto; questo vino è fruttato e non escono sentori di fiori; si sente un profumo di agrumi tropicali, o parzialmente di ananas; è un vino più alcoolico del precedente in cui l’acidità è nascosta: un vino sapido e linghissimo in bocca, qualche aspetto di mela verde una vena di amaro, impercettibile che dà nerbo al vino. Mi piace molto e me lo appunto per il definitivo.

3. Pinot Grigio
secondo vino della famiglia del pinot. E’ un vitigno che ha fatto la fortuna del Trentino e il suo habitat consiste nel 30 % circa della produzione di vino trentino.
Questo vino è di un colore molto più dorato e carico rispetto a quelli assaggiati finora. Più carico ma sempre nello spettro del giallo, la cantina non ritiene di vinificarlo in ramato. Ha aromi molto fruttati con la pera matura e la banana che si sentono in bocca. E’ meno acido del pinot bianco, la sensazione è di una maggiore pesantezza e non si sentono sentori floreali.
Dei vini passati finora è quello che mi sorprende meno.

4. Chardonnay (in foto)
qui entriamo in un vino principe della produzione sia trentina che internazionale. E’ un vino che si presenta IN VELO VERITAScome un fruttato “caldo”, con forti sapori di mela matura; anche questo si presenta molto largo e di corpo, con un’acidità situata a metà fra le punte del pinot bianco e la mollezza del pinot grigio. Si sentono ancora molto i lieviti della fermentazione. 10 minuti dopo che ci è stato versato nel bicchiere sembra essere migliorato, nel suo bel colore giallo.

5. Müller- Thurgau
questo vino non è nelle mie corde. Rientra tecnicamente nel novero dei vini aromatici; è l’incrocio di riesling renano X madaleine royal. Viene bene solamente se coltivato in altura altrimenti diventa un vino piatto. Ha un grosso mercato in Italia mentre in altri paesi sconta una fama cattiva di vino flaccido e di poco pregio.
I descrittori principali sono quelli del pompelmo rosa e, meno, di fiori bianchi, come la nosiola, poi venature di salvia e di asparago, frutto della passione. Un vino sapido e salato di un bel colore paglierino verdolino. Sarà: resta uno dei miei vini sfavoriti, anche se con questo vino, sinceramente gradevole, mi ricredo un pochino.

6. Incrocio Manzoni 6.0.13
Riesling renano x pinot bianco. E’ un vino per niente diffuso, riguarda lo 0,2 % della quantità di vino prodotto in Trentino. La cantina lo produce per motivi diversi da quelli commerciali; è un vino molto particolare, le cui qualità non ne consigliano una produzione massiccia: è un vino molto resistente ma poco produttivo. Ha i caratteri dei due vini di cui è composto, proprio bello, di corpo e di nerbo anche se avvolgente e morbido, insomma una contraddizione perfettamente equilibrata. Questo nome non aiuta a presentarsi sul mercato, per questo la cantina lo imbottiglia con il nome di Castel S. Michele bianco; provatelo, però: io l’ho assaggiato così torbido, ma nei miei ricordi ci sono tantissime bottiglie comperate e bevute proprio perchè mi piace così tanto.

7. Riesling
2 % della produzione trentina: anche qui non mostruoso. E’ un vino molto minerale, che sa di pietra focaia. sarebbe un vino molto longevo, e a seconda degli anni in cui viene lasciato maturare si presenta con un colore più chiaro o più giallo. Nella versione giovane viene un vino agrumato e fresco. Invece fatto maturare dopo 10 anni il carattere varietale del riesling andrebbe proprio su minerali o addirittura idrocarburi.
Peccato che per tanti motivi lo IASMA non intende provarci (pare).

8. Sauvignon
ultimo vitigno bianco ad essere introdotto in Trentino. Sa di ortica, di peperone, di bosso e di asparagi. ma anche di frutta tropicale matura, ha un entrata in bocca quasi grassa. Un vino comunque molto dritto, spigoloso e aspretto.
Secondo me lascia ben sperare quando questo giallo paglierino scarico e torbido lascierà il posto al vino finale.

9. Traminer Aromatico
un vino molto discusso, venduto nel recente passato come un vino robustissimo, spesso, muscolare e forte, ma che è diventato forse stucchevole. La cantina sta cercando un’interpretazione più leggera di questo vino aromatico. E’ un vino molto gradevole se ne bevi un sorso. Più difficile berne tanti bicchieri: mentre della nosiola ne berresti a litri.

10. Moscato
Non ce lo ha servito il direttore: ne ho spillato “di nascosto” un assaggio insieme ad un confratello furtivo. E’ il vino che mi aspetto con quello specifico e ben definito descrittore. Mi è sembrato un bel vinello semplice.
Ma senza il commento del Direttore perde almeno metà del suo fascino.

Il resto dei commenti lo lascio al prossimo post.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 20:33 | link | commenti 

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