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SANCERRE – DOMAINE MICHEL THOMAS & FILS

novembre 30, 2011

DOMENICA, 26 SETTEMBRE 2010

MA CHE BRAVI QUESTI FRANCESI

Insomma, domenica di fine settembre, nella casetta in montagna compare un amico e proviamo ad aprire questo Sancerre.

L’altro non è un esperto del vino e ogni tanto gli faccio provare qualche sorpresa.
Stavolta compare in tavola un Sancerre, Domaine Michel Thomas & Fils, Vignerons Sury-en-Vaux – Cher – France, del 2008.
Mi dice che lui di solito non beve vini così.
In effetti è un vino molto sapido e minerale, i sentori sono essenzialmente acidi, come di limoni (ma più bergamotto che limone per capirci) e con un sottofondo come di fieno (o liquirizia?).
E’ indubbiamente  un gran bel vino, saporito, con una bella lunghezza;
ma quello che colpisce di più è la scelta di questo vino di non indulgere alle mollezze dei vini . . . trentini a cui io sono abituato: che sono vini sempre alla ricerca del floreale, del fruttato e qualcuno anche della vaniglia ottenuta con roveri od acacie. Buonissimi da bere ma se non sono fatti a regola d’arte un po’ stufano, sembrano ammiccarti per dire che sono più buoni se bevuti da soli che a pranzo. Ed inoltre che comunque loro stanno “sopra” il cibo e dev’essere questo che si accompagna a loro non viceversa.
Ovviamente sto descrivendo una tendenza, non voglio affatto demolire i vini trentini che restano nel loro complesso grandi e godibili, o comunque a me piacciono molto.
Sto dicendo di quanto sia bella la sopresa di trovare un vino, innanzitutto buono come questo Sancerre, ma che ha scelto una strada diversa da quella delle mie abitudini, la strada dei sapori e non dei fiori e frutta, della mineralità “sembrava avere in bocca una manciata di sassi” ci siamo detti bevendo, e della semplicità. I profumi erano solo agrumi e forse liquirizia, i sapori solo minerali, eppure bastavano.

La domanda è questa: non sempre, in un vino bianco semplice da bere con un amico mentre si parla della vita, dev’essere complesso, intricato, largo, pesante ed indulgere al dolce della vaniglia, no?.
Può essere anche un semplice liquido dal bel colore giallo paglierino un po’ scarico, con due sapori due, buono.
Mi viene in mente la evoluzione che hanno avuto i gelati. Una volta c’erano pochi gusti, fra cui l’immancabile pistacchio, i gelati erano sempre quelli e non erano cattivi.
Adesso un gelato è un capolavoro di cremosità, gusti e pienezza, ma mentre una volta non mi ricordo di aver mai avuto problemi nel mangiare gelati, adesso qualche volta affronto questo capolavoro di grassezza con qualche difficile e nostalgica difficoltà. E non è solo l’età, credetemi.

Un saluto dal vostro primo oratore.

Postato da: arneis a 11:01 | link | commenti 

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