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SEI BIANCHI AL COLPO

novembre 30, 2011

LUNEDÌ, 24 GENNAIO 2011

GRANDE FESTA – GRANDI BIANCHI

Altra festa di compleanno, che volete, è periodo. Ma questa è ormai una tradizione: ed in questa festa, mentre i piccoli giocano, vengono aperte gran buone bottiglie di vino bianco.
Quest’anno, come vedete dai resti lignei,  le bottiglie aperte sono state sei. La prima è un Vitovska 2008, della cantina Skerk, (Duino Aurisina-Trieste)  poi un Moscato Giallo 2009 Manincor  (San Michele Appiano) poi un Chardonnay 2009 Opera di Grigoletti (Nomi – TN) poi un Riesling 2007 della Confraternita della Vite e del Vino di Trento, prodotto dalla cantina Roverè della Luna, infine il Retiko 2009 Grigoletti e per finire una mezza bottiglia di Prosecco di Valdobbiadene.
La Vitovska l’ho comperata dopo aver letto un articolo su Porthos con protagonista il Carso: ed ho preso, nello spirito attuale della rivista, una bottiglia di vino prodotto con metodi biologici (non so esattamente in che modo) e, come recita l’etichetta, non filtrato e non chiarificato.
In effetti il vino versato nel bicchiere aveva un aspetto un po’, appena pochissimo, velato. Un colore giallo carico ma non brillante, in controtendenza fin dall’aspetto rispetto a tutti gli altri bianchi aperti stasera (e che vanno anche per la maggiore sul mercato). Alla prima annusata, lo stiamo assaggiando in due, ci lascia un po’ sorpresi: perchè io sento profumi di vaniglia come se derivasse proprio dal vino, e non dal legno, e di mughetto. Invece il mio amico sente profumi di fieno e con un gusto, lui che è già passato all’assaggio, come amaro. Anche qui non lo annota come una cosa negativa ma come una caratteristica del vino. Insomma io credo di sentire profumi, e poi anche aromi, sul dolce, e lui sull’amaro: il vino come regno di ogni relativo possibile…
Ne assaggiamo ancora piano piano vengono altri amici e ne viene fuori uno spaccato della critica italiana: alcuni lo apprezzano, anche moltissimo, fra cui anche “uno dei migliori vini bevuti” altri invece lo disprezzano considerandolo un vino difettoso, con sentori di ridotto e di chiuso.
Insomma uno di quei vini che divide e polarizza le opinioni. Peraltro un vino molto sincero, forte e di corpo, che non resta inosservato, e non resta nemmeno in bottiglia dato che si è prosciugato come la neve al sole accompagnando con autorevolezza gli affettati presentati alla chetichella in tavola insieme al pane tirolese Schuttelbrot .
A causa del repentino prosciugamento, ma anche a causa del fatto che per una serie di motivi logistici doveva essere servita presto la torta di compleanno, ho aperto il Moscato Giallo. La cantina Manincor coltiva il vino secondo criteri biodinamici, ma il vino non sembrava diverso da quelli che si bevono di solito: un vino con il caratteristico sapore fruttato, ma anche con buoni profumetti di spezie tipo noce moscata. E’ un vino che racchiude sempre una nota dolciastra, infatti viene anche vinificato come vino dolce. Questo aveva soprattutto un bel colore giallo scarico, brillantissimo e tipico.
Piaciuto molto all’amico che aveva negato i suoi favori alla Vitovska; e negletto da sua moglie: guarda un po!
Comunque anche questo un vino molto netto e franco, con un naso … ordinatissimo.
Terzo vino aperto, in quanto anch’esso giudicato da me prima dell’apertura un vino più orientato alla torta che al resto, è stato il riesling renano della Confraternita.
E’ un vino che ho preso subito dopo la mia intronizzazione nella Confraternita, e l’ho conservato malissimo: messo senza riguardo in un armadio esposto alle stagioni: poi portato  in cucina, vincino alla radio, e lì dimenticato per tutta l’estate con le sue temperature tropicali, poi di nuovo in frigo in vista di un’altra occasione che non si era anch’essa presentata, e dunque ritirato fuori: insomma non voglio farla troppo lunga ma era un vino che aveva subìto una quantità di maltrattamenti ed ingiurie.
All’apertura ha dimostrato l’unica cosa che poteva: quella di essere stato un buon, e forse anche un ottimo, vino ma ormai decrepito, scipito e piatto. Un vino senza nerbo, con sentori marsalati e vinosi: seguendo i due capolavori precedenti, sembrava imbevibile. Ed infatti non è stato bevuto, e siamo passati immediatamente al Retiko. E’ una cuvee di vino Chardonnay, Sauvignon e Incrocio Manzoni. Quindi un vino che già nell’assemblaggio si presenta strutturato, con spalla e spessore. Ma il Grigoletti lo fa maturare ed evolvere in bottiocelle di acacia, da cui prende un sapore di miele di acacia (ho vanamente contestato sostenendo un sapore di castagne … ).
Ma reca tanti bei profumi larghi e possenti: quando si pensa ad un vino strutturato si può pensare a questo.
Profumi di frutta, profumi di caramello, senza la pesantezza marmellatosa o retrogusti tostati. Solo un vino potente e largo, che è un po’ l’indirizzo della casa.
Ultimo, perchè ormai eravamo pesanti e nessuno aveva più voglia di degustare ma continuavamo tutti a conversare e spilluzzicare tarallucci e qualsiasi cosa era rimasta in tavola, ho versato un prosecco che avevo aperto il giorno prima, e che si è difeso bene.
Il prosecco ha questo vantaggio, che è un vino di tantissimi tipi e di tantissimi prezzi, questo l’avevo pagato 8 euros, ma più o meno riesce sempre a difendersi.

Abbiamo assaggiato tanti vini: i miei post non voglio che siano mai troppo lunghi: quindi lo taglio qui, riservandomi per il futuro qualche approfondimento su qualche tema: ad esempio il mio rapporto con i prosecchi, o con i vini del carso o, soprattutto a distinguere il riesling italico da quello renano: vi vedo già in visibilio!

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 21:07 | link | commenti 

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