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TAGLIO BORDOLESE

novembre 30, 2011

SABATO, 02 OTTOBRE 2010

QUATTRO ROSSI ED UN TAPPO
1 OTTOBRE 2010

Ricominciano le degustazioni della Fibes, stavolta siamo davanti ad una cena di cacciagione; di tagliatelle con ragù di cinghiale, e di capriolo e polenta.
Ci vuole un vino che regga il colpo, e i bordolesi vanno benissimo. I bordolesi sono vini che si ottengono miscelando, ogni produttore secondo una sua scelta, i vini del vitigno cabernet, nelle varianti del sauvignon e del franc. I francesi, ma anche qualche produttore italiano, aggiungono anche un altro vitigno, il Petit verdot, in piccole dosi.
La scelta iniziale cade su questi  4:
Chateau Greysac 2007 , che è pianificato (dice il sito) con 50 % di Cabernet Sauvignon, 38 % di Merlot, 10 % di Cabernet Franc e 2 % di Petit verdot
Thomas Barton Réserve Margaux del 2006, 65 % Cabernet Sauvignon e 35 % Merlot
Salengo , dell’Aziernda Agricola Maso Salengo del 2005, fatto di Cabernet Franch, Cabernet Sauvignon, Merlot
Bolgheri Rosso Guado al Melo del 2007, fatto con l’ 80 % Cabernet Sauvignon  e 20 %  Merlot
Innanzitutto i vini non sono della stessa annata, ma questo non toglie nulla in fondo e la FIBES non si è mai occupata di andare troppo in finezza, quello che conta è il divertimento.
Ma la prima sorpresa sta nel tappo del Chateau Greysac, che ha rovinato il vino in maniera irrimediabile. Lo tastiamo diverse volte, anche dopo 4 ore dall’apertura, ma il risultato è sempre lo stesso deprimente.
Peccato: la bottiglia sostitutiva vien scelta in un Gozalier, vino rosso della Azienda trentina Grigoletti di Nomi, che è fatto di 50% Trentino Merlot, 25% Trentino Cabernet Franc e 25% Trentino Cabernet Sauvignon.
Questo è spiegabile in quanto Grigoletti è un’azienda che punta tantissimo sul Merlot, ne produce uno denominato Antica Vigna che è davvero ragguardevole. Ma torniamo alla nostra degustazione.
L’ordine è questo:
Grigoletti, Bolgheri, Margaux e Salengo.
Il Grigoletti è quel gran vino che tutti sappiamo: la predominanza del merlot, con i suoi sentori erbacei, lo rende di gran lunga il più morbido, il più avvolgente. Non è un vino-femmina il Gonzalier, perché è potente e lunghissimo, ma è bello rotondo e vellutato: ha un equilibrio perfetto anche con le note vanigliate che escono continue, insomma un vino che berrei tutti i giorni. Costicchia dunque una volta ogni tanto si può fare.

Bolgheri completamente . . . differente, a partire dal colore: il primo era rosso granato con un virare verso l’arancione, questo invece è un rosso granato che vira verso il viola: forse è una questione di invecchiamento, pensiamo, tuttavia i vini sembrano entrambi pronti. Dal Bolgheri rosso escono note balsamiche, mescolate ai sapori didascalici del bordolese, ma risulta un vino aggressivo, tosto, più spigoloso del primo, come se in bocca preferisse la lotta. Con il passare della serata questa nota balsamica inziale, quasi come ginepro, o speziata di spezie forti come il pepe nero, resta continua ma il vino diventa più piacevole, ad uno dei convitati sembra proprio buono. Resta uno strano sapore “nero” come una nota di amaro nel finale che lo rovina un po’.

Il terzo assaggio  è il vino francese di Margaux. E’ stato il più facile: ci siamo detti che quando i sommelier ti spiegano del sapore di peperone verde, delle note erbacee , tella tannicità e del colore rosso granato, dal sapore largo e persistente in bocca, pulito e didascalico, evidentemente stanno descrivendo un bordolese francese. Questo era proprio così. Un vino da insegnamento, non è svettato in nessun modo lungo la serata, ma ha retto sempre benissimo, è rima sto chiuso a lungo poi si è aperto restando se stesso per tutta la rimanente serata senza alterazioni .

Il quarto ed ultimo assaggio è stato il Salengo. Era il più vecchio di tutti, ed ahimè probabilmente ha pagato proprio questo. E’ sembrato un secondo oltre un vino pronto, e nel corso della serata è deperito fino a collassare. Colore granato aranciato, sentori difficili ed un po’ oscuiri io non sono riuscito a capirli bene. Mi è restato in bocca un sapore cinerino per nulla sgradevole, ma un po’ segnale di un vino che scendeva fino alla rotta conclusiva. Non un cattivo vino, ma ahimè giudicato il meno fortunato della serata.

Una annotazione finale: i vini italiani sono sembrati ottimi, ma in particolare adatti ad essere bevuti anche soli: caratteri forti, vini rotondi e perfetti, da meditazione, con una sicura prevalenza complessiva finale dle Goinzalier. Su questo nessuno ha avuto dubbi anche se uno degli assaggiatori ha spezzato una lancia per il Bolgheri rosso. Ma il vino francese, con quel carattere più mite, ha forse vinto la palma del vino più adatto ad accompagnare il cibo. Si è mostrato un vino che non copriva il pasto ma l’ha accompagnato, con fierezza ed altezza significative per reggere ogni colpo del cinghiale e del capriolo.
Certo che il vino Gonzalier sarà difficile dimenticarlo.

Prezzi: il Gonzalier si trova in cantina intorno ai 15 €, in enoteca circa 24€.
Il Bolgheri acquistato in cantina a 11 € (mi par di ricordare)
Il Margaux non so
Il Salengo viene venduto su internet a 11 €.

Un saluto dal vostro primo oratore

Postato da: arneis a 14:27 | link | commenti (1)

One Comment leave one →
  1. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 6:45 am

    il margaux è venuto via a 25 oiro in enoteca…meglio il gonzalier…

    Il Logoteta

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