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UNA RECENSIONE

novembre 30, 2011

VENERDÌ, 18 MARZO 2011

CHAMPAGNE
il sacrificio di un terroir

di Samuel Cogliati – edizioni Porthos, 10 €.

Stavolta anzichè di un vino vorrei parlare di un libro che per me è stato un’autentica scoperta.
Si tratta di un piccolo trattatello sulla/o Champagne di 86 pagine per 10,00 €.  Non può avere, e nemmeno ha, la pretesa di essere esaustivo, chè non sarebbero abbastanza 1000 volumi per parlarne in dettaglio.

Parlare di Champagne per gli Italiani è sempre difficile. Nel vino, perdonatemi il paragone, la Francia rispetto all’Italia assomiglia più alla Nazionale di Rugby, che riusciamo a battere una volta ogni 14 anni, che non alla nazionale di calcio, in cui quella italiana, per storia e titoli, è incomparabilmente superiore.
ma torniamo al libro: l’autore fa trasparire con molta chiarezza il suo amore per la Champagne, lo Champagne e la Francia. Ed è per questo amore per il vino e per l’amicizia per la Francia che il libro, con gentilezza ed indulgenza, si permette la ferma riprovazione di alcuni aspetti che ci sorprendono molto: ad esempio il fatto che (cito letteralmente a pagina 28) “a partire dalla metà degli anni sessanta, lo sparimento di rifiuti solidi urbani (RSU) nei vigneti è stata una pratica diffusa”. Ciò vuol dire che per circa quarant’anni hanno sparso immondizia nei vigneti, dato che il decreto ministeriale che lo ha impedito reca la data del 26 febbraio 1999.
In molti terreni dunque le vigne erano piantate in un terreno ormai pienamente impoverito di sostanze nutritive ma invece ben carico di batteri e microbi.
Ciò che inoltre sorprende è la estrema elasticità nelle metodiche di produzione di champagne, unita alla tendenza tipicamente nordica e gallica di voler controllare tutto. Per questo si coltiva, si mescola, si raccoglie, si travasa, si aggiunge zucchero, o acidi, insomma si può fare un po’ di tutto.
Ma è sottolineata anche la forza con la quale i Francesi hanno saputo trasformare questo vino in un oggetto di status. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche, e tutti si chiamano champagne: quelli più illustri non sono diminuiti dalla presenza sul mercato di champagne più vili, e quelli più vili partecipano ad ogni titolo allo charme dei più famosi. Specialmente quando si tratta di un pubblico non esperto, regalare uno spumante farà più impressione e più colpo che regalare qualsiasi altro spumante. Di più: l’autore annota come lo champagne per alcuni non sia nememno considerato un vino, dato che finiscono per trovarsene in mano un bicchiere anche gli astemi.
E’ un mercato mostruoso: ogni anno vengono prodotte (“spedite” dice l’autore) 300 milioni di bottiglie; fare confronti con il mercato italiano dello spumante non è inutile: è ridicolo.
Ma l’autore parla anche del tentativo che alcuni vignaioli fanno per distinguersi in questo ambito con produzioni più attente: attente alla cura dell’ambiente, alla qualità delle uve, alle innovazioni ed a un ritorno al “naturale” qualsiasi cosa si voglia intendere.
Ne viene fuori un quadro dove la forza della denominazione di Champagne è così elevata che i produttori possono provare un po’ tutto , e qualcuno lo fa, con la consueta alleanza fra i privati ed una pubblica amministrazione che è il vanto dello Stato francese.
Il libro si conclude, dopo un capitoletto finale dove l’autore eleva la sua particolare ammirazione per questo vino, con un’appendice tecnicissima dove si tratta della legislazione, dei codici che reggono la materia, la scala dei cru, il prezzo dei vini e tutta una serie di precisazioni che fanno capire bene come sia possibile conciliare gli interessi di tutti (dei consumatori forse in qualche caso un po’ meno) in un’ottica dove tutti “vincono”.
L’idea finale che mi sono fatto è che dal punto di vista della serietà e della “sicurezza” probabilmente il vino spumante Italiano non ha nulla a che invidiare allo champagne francese in generale. Nel particolare credo che la scala francese sia complessivamente più ampia: intendo dire che probabilmente il peggiore spumante francese è peggiore del peggiore italiano, ma il migliore spumante francese è probabilmente inarrivabile per i nostri. Perchè, probabilmente, è una questione di terroir.
Credo che possa bastare, un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 18:36 | link | commenti 

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