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VINO BRAVO

novembre 30, 2011

MERCOLEDÌ, 06 GENNAIO 2010

COMPRERESTE IL VINO DA UNO … BRAVO ?
Il titolo fa il verso ad un articolo comparso su Porthos 33-34 (www.porthos.it) , in cui ci si chiede (più o meno) se comprereste vino da uno stronzo. Perchè, dice l’articolista, ormai tutti i produttori si mostrano simpatici, specie di contadini intelligenti, operosi e lungimiranti, sorridenti e sempre amichevoli. Poi le pratiche che fanno in campagna e come trattano i loro dipendenti non lo sappiamo mai.

Ieri, 5 gennaio 2010, però mi è capitata una cosa strana. Andavo in giro per le strade dell’Alto Adige e ho incrociato per caso l’ingresso della cantina Kobler, che lo stesso Porthos nel numero dedicato ai produttori dell’Alto Adige aveva citato, in chiaroscuro (un vino bianco gradito ed uno no).
Allora mi fermo per vedere che aria tira. E tira davvero una bella aria.
Come sempre, per ingraziarmi i crucchi, ho salutato e chiesto permesso in tedesco. E’ sempre un buon metodo per farsi accettare meglio.
Il signore era il proprietario in persona. Gli ho chiesto di assaggiare qualche vino, intendevo fermarmi un po’ provare qualcosa ed andarmene, ed invece ho trovato una persona davvero in gamba.
A parte il fatto che è davvero molto originale, chiama il vino con nomi inusuali, ad esempio il pinot grigio lo chiama grauer burgunder anzichè Rulaender come lo chiamano i tedeschi, o pinot grigio, o gris alla francese. Perchè, mi ha spiegato, la sua filosofia è legare il suo nome e la sua produzione al territorio in maniera autentica e lì lo chiamano così.
Poi mi ha raccontato il perchè delle etichette. Esse sono semplicissime, bianche con dei segni neri e colorati; il tizio mi spiega che sono le raffigurazioni dei vigneti come vengono riportati sulle mappe catastali. Cioè in etichetta ci sono tutti i fondi di proprietà della cantina segnati in nero, mentre in verde se si tratta di vini bianchi, in rosso se rossi, è indicato il fondo da cui proviene quel determinato vino.
Ovviamente la vinificazione rispetta i vigneti, quindi non si mescolano vini di provenienze diverse nemmeno se sono uguali (cioè non si mescolano due chardonnay che vengono da due vigneti diversi).
Ma non finisce qui: il vino porta il toponimo del vigneto a caratteri grandi, e poco sotto la tipologia del vino e l’anno. Il vignaiolo dice che sono le tre cose che interessano, e poi, in basso a destra, piccolino, come a significare che la mano del vignaiolo conta poco di fronte ad un vino marcatamente territoriale, compare il nome della cantina (kobler).
Se non avete capito niente vi rimando al sito di Kobler http://www.kobler-margreid.com/italiano/vigneti_vini/kotzner_mk_it/kotzner_mk_it.html

Insomma ho passato più tempo a parlare della filosofia della produzione che neanche ad assaggiare il vino.

Siamo passati poi ovviamente anche ad assaggiare i vini, sinceramente diversi rispetto al solito. Io ho esperienza di pinot grigio e di chardonnay ma debbo dire che ho avuto una sorpresa gradevole; fra l’altro lui tra parentesi ha bevuto sempre insieme con me a dimostrazione che il vino è la bevanda della compagnia; la sorpresa è che mi ha fatto assaggiare anche un mai bevuto prima merlot kretzer, cioè vinificato in rosato: tradizionalmente un vino del genere in Alto Adige lo fanno con il lagrein, vinificato appunto in nero (dunkel) o in rosato (kretzer). Ma merlot non l’avevo mai visto; anche questo mi ha fatto una ottima impressione. Sapeva di buono. Adesso io non sto qui a farvi la scheda tecnica della degustazione, che tanto la potrete trovare sul sito del Kobler.
Ma le sorprese non erano finite. Ho comprato qualche bottiglia perchè mi piaceva il vino ma anche per il tempo che mi ha dedicato.
Alla fine, dopo avermi parlato dei suoi progetti e dei suoi sogni, mi ha detto una cosa che mi ha lasciato di stucco: mi ha detto che se voglio sapere i nomi di altre cantine in cui si può andare a prendere del buon vino, lui è in grado di darmelo perchè aveva lavorato per tanto tempo a Laimburg come ricercatore e quindi conosceva un po’ tutti i suoi colleghi: insomma una persona tranquilla, pulita, anche disposto a mandarmi da altre parti a prendere il vino.

Dovete sapere che io non bevo mai vino da solo, quindi adesso aspetto la prima occasione per assaggiare con i miei amici della FIBES e proporre loro  queste autentiche novità in un settore di vini buoni, ma un po’ standardizzati pure. Lo so che lo dicono tutti, ma ahimè è vero.
PS il Vignaiolo si chiama Armin Kobler.

Satis
Saluti dal vostro primo oratore.

Postato da: arneis a 19:00 | link | commenti 

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