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VINO E CACCIATORI

novembre 30, 2011

DOMENICA, 21 MARZO 2010

VINO CON CACCIATORI

Giovedì sera: un giorno inusuale per trovarsi a cena, ma meno inusuale si ti invitano, e ti dicono che si mangia cacciagione e si bevono vini buonissimi.

Non li conoscevo tutti, anzi ne conoscevo solo alcuni e debbo dire che ho trovato tante sorprese, non tutte positive.
Purtroppo, soprattutto, non conoscevo il prezzo di tutti i vini e questo è un ulteriore problema.
Altra considerazione preliminare: di seguito userò anche qualche accento negativo, ma si tratta comunque di sengali negativi riferiti ad un lotto di vini molto positivi e molto godibili, che berrei, se potessi, tutti i giorni.

Ma andiamo a parlarne.

Abbiamo cominciato leggeri, con uno spumante che non mi ricordo (cominciamo bene)
Per secondo un vino della Borgogna, Pommard. Innanzitutto un bellissimo colore, rubino scarico, molto gradevole. I sentori specifici del pinot nero molto chiari, intendo dire che si sentivano con chiarezza i profumi distintamente, e non mescolati fra di loro. Profumi di frutti di bosco e balsamici, una specie di ginepro lieve lieve.
Sorprendente la lunghezza, lasciava restare in bocca un aroma di frutta ma non caramelloso e marmellatoso come i vinoni internazionali, ma proprio un sentore bello lieve e lunghissimo.
A seguire un azzardo, un San Leonardo (Ala – Trento) del Marchese Gurrieri Gonzaga che è un bordolese. Insomma un accostamento spericolato fra un vino della tradizione borgognona (un vino solo, profumato, sottile) ed uno della tradizione bordolese, quantunque fatto in Italia: con tutte le caratteristiche positive, un vino cupo e brillante, dai sentori chiarissimi di frutta scura (more) e l’erbaceo tipico del bordolese: al gusto un tannino educato, non impetuoso nè asciugante , ma una nota che sostiene continuamente il vino fin quando lo si tiene in bocca ed anche dopo. Resta un po’ deludente il fatto che alla fine rimanevano più i sentori di alcol rispetto a quelli del vino, e soprattutto, sia consentito anche per un San Leoanrdo, un po’ troppo piatto. Piange il cuore a dirlo ma è sembrato così.
A seguire un Cabernet Franc Riserva della cantina Letrari di Rovereto. E’ una cantina che chi conosce il mio blog sa che non mi piace. Stavolta ho dovuto un po’ ricredermi: certo, per quanto fosse un vino mediamente migliore di quelli che ho assaggiato di quella cantina non ha superato nel complesso il San Leonardo: ma forse un Letrari non può superare il San Leonardo: sicuramente considerato il prezzo di vendita però, il Letrari prende quota e coraggio, con le sue note di sangue e di terra, rispetto al blasonato San Leonardo.
Per chiudere due barolo, uno della piccola Cantina Benevelli ed uno della megagalassia Prunotto (Antinori). Qui ha giocato molto il fatto che il Benevelli fosse del 2005 e il Prunotto del 1995.
Il Barolo Benevelli è un vino ancora giovane, con in canna ancora diversi anni di potenziale invecchiamento. Comunque già oggi esce un bel vino con profumi floreali, un po’ di viola, e con i profumi fruttati, poco tannico e lieve, quasi “dolce” per il grado alcolico, un vino con qualche punta da smussare ma che promette benissimo.
Barolo Prunotto invece è un vino che ha tenuto bene gli anni, del resto c’era da aspettarselo. Ma anche un vino proprio come deve essere un barolo internazionale: il colore è più coperto rispetto al Benevelli. I sentori molto potenti e larghi uscenti d’impeto dal bicchiere, ma alla fine un po’ corti, un vino piuttosto marmellatoso e giustamente tannico.

Concludo qui il primo lotto dei vini degustati. Gli altri vini non me li ricordo bene, ormai la serata si stava dilungando e gli assaggi risentivano sempre più della compagnia e dell’allegra atmosfera che si è creata.
Posso concludere che tutti i vini assaggiati erano veramente fra il buono e l’ottimo: lungo la serata sono comparsi anche due vini spumanti, un Dom Perignon ed uno spumante italiano Zeni maso Nero: ovviamente non comparabili, eppure entrambi difficili da dimenticare. Poi sono comparsi vini emiliani da uve surmature, sorprendenti, un Sangiovese di chiara provenienza, insomma tanti vini che meriterebbero un “post” ma, mi si perdoni il bisticcio, non c’è “posto”.

Un saluto dal Vostro primo oratore. Ma anche un ringraziamento a chi la serata l’ha organizzata, e a chi ci ha portato la carne cucinata alla grande.

Postato da: arneis a 23:59 | link | commenti 

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