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VINO EROICO

novembre 30, 2011

MARTEDÌ, 08 MARZO 2011

MAYOLET 2007
25 FEBBRAIO 2011

Ogni anno è tradizione incontrare i miei amici per vedere il Superbowl, vale a dire la finale del campionato americano di Football (no, niente a che fare col calcio).
Siccome lo trasmettono a partire dalla mezzanotte e dura circa 4-5 ore, lo registro, faccio attenzione a non sapere casualmente il risultato (ed è una lotta, ho dovuto educare molti amici a non dirmi niente) e poi, alla prima occasione possibile ci incontriamo e lo guardiamo. Ma non è che lo guardiamo e basta, lo incorniciamo in una cena, cone annessa bevuta di un sorso di vino.
Quest’anno, come ricorderete, sono stato ad Aostahttp://osservatoriodelvino.splinder.com/post/23848643/la-biblioteca e di lì mi sono portato alcune bottiglie di vini aostani a me prima sconosciuti. Il Fumin, il Mayolet (rossi) ed il Petit Arvine (che è bianco): i tre vini costano 11 € il Fumin e 9 € ciascuno gli altri due.

A questa cena mi sono portato il Mayolet, un vino mai bevuto prima, e debbo dire, anche, purtroppo. Infatti mi ha stupefatto per la sua bontà. Il Produttore è lo IAR Aosta, Institut Agricole Regional http://www.iaraosta.it, che fa delle bottiglie proprio belle. In realtà è un’etichetta semplicissima, bianca con tantissime indicazioni sul territorio, sul vino, sulla cantina e sugli abbinamenti, con un carattere piccolo stampatello, insomma strana e particolare, bella per chi ama leggere.
Il Mayolet è un vino buono: è un vino profumatamente delicato, di un colore porpora abbastanza chiaro. Profumi delicati, diciamolo, vuol dire che profuma poco. Bevutolo, in bocca lascia veramente un bel ricordo. I sapori sono quelli di frutti di bosco rossi, siamo nell’area dei lamponi. Ciò che mi ha colpito è stata soprattutto la sensazione di rotondità e di morbidezza, in bocca si allarga docilmente e senza prevaricare in nulla. Bevuto da solo è stato una scoperta, accompagnato alla carne salada è andato bene, e con il piatto forte, che era uno spezzatino con polenta, ha dimostrato forse qualche perplessità, non è un vino abbastanza strutturato per reggere una portata simile.
Alla fine è un vino che mi ha impressionato in maniera davvero positiva: che bello bere un vino che non te ne ricorda un altro: ha sapori uguali ad altri, in fondo il lampone si trova anche da altre parti, ma l’insieme della consistenza, della morbidezza, di tannini così compunti e ben educati, è una sensazione che non dimenticherò.
Vale la pena cercare qualche vino differente qualche volta, e vale la pena che gli Aostani fatichino a tirare fuori qualcosa di bevibile in un ambiente montagnoso ed estremo come quello della loro bella regione. E complimenti anche allo IAR.
Un saluto dal vostro primo oratore.

Postato da: arneis a 21:31 | link | commenti 

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