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VINO IMPERFETTO – FINALMENTE

novembre 30, 2011

DOMENICA, 17 APRILE 2011

GIGONDAS 2005
DOMAINE RASPAIL – AY

Dunque:
ci sono di vini che hanno raggiunto la grandezza e la perfezione grazie ad una coerenza interna strepitosa, ad una continuità e coerenza di “discorso” inoppugnabile e grandissima.
Sono la quasi totalità dei vini trentini buoni per esempio, ma il vero modello sono i vini californiani. Adesso sono un pochino vituperati, ma continuano ad essere, ed in passato sono stati, un modello inseguito da tutti coloro che nel vino cercano complessità ma anche semplicità e linearità, dolcezza e potenza.
Per superare quella perfezione si devono seguire altri sentieri, come prova a fare questo Gigondas del 2005, regalatomi da un amico e di cui quindi non conosco il prezzo. Fra l’altro porta sulla capsula il logo dei vigneron independant, il che in un’espoca di omologazione può anche essere un bel modo per distinguersi. Il vino in effetti si distingue.
Intendo dire che è risultato un vino imprendibile, in cui dare una definizione da sommelier è difficilissimo perchè bisogna scervellarsi. Innanzitutto questa bottiglia fa davvero resistenza a lasciarsi scomporre in esame visivo, olfattivo e gustativo, perchè l’esame visivo dice poco, è un vino di un colore rosso rubino-granato ma opaco con riflessi grigi, non molto brillante. Profumi e sapori sono stati invece un autentico labirinto.
Ha fatto una fatica enorme ad aprirsi, e la sensazione di averlo bevuto forse troppo presto, o meglio, la sensazione che avesse una potenziale lunghissima vita davanti a sè, è stata notevole.
Aspettando un po’ ad un certo punto ha dato l’impressione di essersi aperto, presentandosi sempre con una veste cangiante e interessante, con repentine nuove chiusure e nuove aperture quasi ad ogni susseguente sorso.
Quello che voglio sottolineare è che rispetto ai vini perfetti, questo vino aveva un qualche curiosità imprecisa, un certo non so che, che me lo ha fatto gradire di più di un vino perfetto.
A tratti sembrava avere profumi e sapori di ciliegia, a tratti di marasca, che poi in fondo è la stessa cosa. Poi a sapori vinosi inziali, seguivamo profumi di more. Ma sempre con un fondo tannico ed amaro di un amaro forte e gradevole. Finale lungo e appagante.
Un sentore di legno sicuro, però di legno grande e nulla a che fare con la barrique.
Insomma, un vino che non è certo stato fatto per ammaliare un pubblico generico, ma fatto per far pensare un pubblico “adulto”.
Un vino che ho gradito molto e che vorrei riprovare per approfondire il mio discorso sulla imperfezione che supera la perfezione: un po’ come nella vita, dove un disguido del possibile finisce per aprire orizzonti imprevisti.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 21:44 | link | commenti 

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