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VINO POLISEMANTICO

novembre 30, 2011

MARTEDÌ, 26 OTTOBRE 2010

IL VINO POLISEMANTICO

Il primo post del mio primo blog (che era sulla piattaforma del cannocchiale e non su questa di splider- vedi http://fibesss.ilcannocchiale.it/cannocchiale.aspx) riguardava la mostra dei merlot d’Italia, domenica scorsa si è chiusa l’edizione di quest’anno quindi si può dire che il blog ha un anno. Una candelina.

Allora, facendo eccezione, non voglio commentare un vino o una occasione di berlo, ma vorrei parlare di una idea di vino che mi sono fatto.

E l’idea che mi sono fatto è che la parola stessa vino non significa niente a causa della polisemanticità che contiene.
Quando ero un profano, in realtà non molti anni fa, pensavo che il vino fosse questo: un contadino raccoglie l’uva, la mette in un recipiente, la schiaccia (anche con i piedi se vuole) la lascia lì per un po’ di tempo e quando passa ad assaggiare ecco fatto il vino.
So bene anch’io che si tratta di una idealizzazione bucolica da bambino dell’asilo, che magari può fare anche il disegnetto della pigiatura dell’uva.
Tuttavia la realtà è inestricabile.
Fare il vino vuol dire aprire la porta ad un insieme di variabili talmente vaste, che prodotti che hanno lo stesso nome rientrano sotto la categoria di vino solamente per la tradizione.
Che analogia c’è, a parte l’uva e la fermentazione:
fra chi prende l’uva, dopo averla continuata ad innaffiare di veleni pesticidi e altre cosacce, la porta in cantina, la divide in più lotti, poi una parte la pigia, una parte invece la conserva e fa altri trattamenti (per esempio la congela), poi successivamente pigia anche questo secondo lotto, poi unisce il prodotto delle due linee, poi li mette in una sede (recipienti, ambiente) tutto a temperatura controllata, fa partire la fermentazione automaticamente aggiungendo ceppi di lieviti, la fa durare finchè fa le concentrazioni le osmosi e tutte le diavolerie che alla mente umana sono venute in mente;
e chi invece fa meno attività possibili in cantina, ed ha solo una pompa compertata 50 anni fa e fa il vino filtrandolo solo con un foglio di cartone per evitare che nelle bottiglie finisca qualche moscerino (un mio amico ha detto che potrebbe anche omettere il cartone e scrivere in etichetta “può contenere moscerini” così da salvarsi dalle mega-cause di risarcimento degli americani – ma penso che avrebbe qualche problema sul mercato).

Ma al di là di questi estremi, anche nelle osservazioni sulle modalità “ordinarie” come si fa a chiamare vino sia il novello che il Passito di Pantelleria? O sia il Pinot nero che lo spumante metodo classico?

Insomma, lo chiamiamo vino ma a parte l’uva e la fermentazione e l’obbligatorio lavoro di qualcuno, è un coacervo insetricabile di liquidi differenti.

Però è così buono. Prosit!

Un saluto dal Primo Oratore a tutto il Trinkteam ed alla Fibes, che in questi anni ha proseguito e sta diventando ormai sempre più reale e frequentata.

Postato da: arneis a 20:28 | link | commenti (3)

3 commenti leave one →
  1. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 6:49 am

    bravo, buona continuazione!
    mi fa sempre piacere scoprire come voi “là fuori” vedete i prodotti delle nostre mani.

    ad multos annos!
    (Armin)

  2. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 6:50 am

    In occasione del primo anno di blog vorrei proporvi un piccolo gioco di società: creare, sulla falsariga dei diritti del lettore di Pennac il decalogo del Bevitore Leggero (ossia consapevole responsabile ma anche felice e goliardico).
    Pennac aveva indicato per il lettore questi 10 principi: Il diritto di non leggere
    Il diritto di saltare le pagine
    Il diritto di non finire il libro
    Il diritto di rileggere
    Il diritto di leggere qualsiasi cosa
    Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
    Il diritto di leggere ovunque
    Il diritto di spizzicare
    Il diritto di leggere ad alta voce
    il diritto di tacere
    Considerato che non riterrei corretto sostituire il bovarismo con l’alcolismo iocomincio a proporvi questi:
    il diritto ad abbinare il vino anche in via cinofallica
    il diritto a bersi una buona birra (…siamo la Fibes perdiana!)
    il diritto a non essere d’accordo con il somelliers
    il diritto a bere vino poco costoso senza sentirsi per poco raffinati
    il diritto a bere vino costoso senza sentirsi in colpa
    il diritto a pensare che alcuni profumi o aromi descritti da sommelier semplicemente non esistono

    dite la vostra…poi alla prossima iniziativa Fibes seglieremo i migliori

    IL LOGOTETA

  3. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 6:50 am

    Complimenti ed auguri per questa prima candelina. Mi piace questo vino polisemantico e soprattutto l’approccio disincantato.
    Leggendo il commento del Logoteta mi è venuta l’idea che il vino fosse/sia anche … anarchico. Non credo proprio di essere il primo a pensarlo così, ma di questi tempi mi pare tanto attuale e moderno, come concetto…
    Da approfondire. Con un calice in mano!
    Ciao a tutti, Angelo

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