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VINO SANTO TRENTINO

novembre 30, 2011

VENERDÌ, 29 APRILE 2011

VINO SANTO
2011 APRILE 9, 14 e 20

Aprile è il mese della Nosiola, vino autoctono e storico del Trentino.
Si usa sia per fare un ottimo vino tranquillo, dai sentori di nocciola come dice il nome e di tantissimi altri profumi fruttati o floreali a seconda della cantina.
Ma la maestosità assoluta la nosiola la raggiunge quando viene attesa a lungo, nella trasformazione in uva appassita sui graticci, le arèle, e successivamente torchiata per ottenerne il Vino Santo Trentino, un vino spettacolare ed unico.
Questo mese, per puro caso ma anche perchè c’è la manifestazione DiVin Nosiola in Trentino, ho assaggiato in occasioni pubbliche per tre volte il superbo Vino Santo.
La prima volta al Vinitaly, allo stand della Cantina di Toblino, dove ho assaggiato il 1999 e il 1995!
La seconda volta alla casa del vino trentino, che è a Palazzo Roccabruna nel centro storico di Trento, con un bravo sommelier che presentava tre vini di tre diverse cantine, ed infine ho avuto l’onore di partecipare alla cerimonia della pigiatura 2011 delle uve nosiola per la creazione del mitico Vino Santo: “creazione” per modo di dire perchè non è un vino che nasce dal nulla, ma è un vino che nasce dalla caparbietà e dalla tenacia, dal silenzio e dall’attesa.
Ma andiamo con … disordine:
negli assaggi di Palazzo Roccabruna ho avuto l’astuzia di segnarmi sul telefonino alcuni appunti, che posso trascrivere qui come li ho fatti, sulla base di quanto raccontato dal bravo sommelier che ha guidato quella degustazione:
“Angelini anno 1800 data convenzionale di inizio della produzione ufficiale che utilizzava tanti vitigli diversi, anche il trebbiano.
Negli anni ’50 però non se ne faceva più dopo la fillossera e le due guerre. La cantina Toblino ha ripreso la tradizione e la produzione con l’uva nosiola.
Il vento favorisce la sanità della vigna impedisce il marciume, ma agisce soprattutto come mezzo che fa appassire le uve sui graticci su cui sono appoggiati, le famose arèle.
Il vitigno Nosiola costituisce solo il 1% della produzione trentina. Il Vino Santo non è una vendemmia  tardiva, per non perdere acidità. Due anni di fermentazione che parte e si blocca. Resta circa il 15% di residuo zuccherino. Dopo il dolce c’è l’acido in equilibrio. Lunghissimo. Amarognolo tipo gheriglio di noce.
L’assaggio, guidato dal bravo sommelier con i pareri del gruppo dei degustatori, ha dato questo esito:
1 Arele, ’02 scuro ambrato miele albicocca sfatta poi castagna e caramello caramella mou
2 Giovanni Poli ’02 giallo carico albicocca fresca tropicale, precursori di idrocarburi? Floreale (per me) e risultato il più gradito.
3 Toblino puro ’98 ambrato scuro tostato datteri e fichi uva passa zucchero di canna”

Non abbiatene a male, vedo anch’io che è un testo un po’ sincopato ma provate voi a prendere appunti con un telefonino…

Insomma il Vino Santo, da non confondere con il Vin Santo (senza la “o” di vino) è il risultato di cure amorevoli e di lunghissime attese: il vino viene venduto quando ha una decina d’anni, in piccole bottigliette da 0,375 cl che costano da 22 € a 32 € ciascuna. Non è un prezzo alto se si pensa agli investimenti che bisogna fare e soprattutto alla qualità di questo vino così buono.
Anzi, sono conteso fra il desiderio “trentino” che questo vino abbia più successo, e il desiderio “economico” che resti così altrimenti temo rialzi di prezzo.
Ma torniamo a noi: la terza volta in cui l’ho assaggiato, cioè il 20 aprile, è stato alla cerimonia della torchiatura delle uve nosiola presso la “splendida cornice di Castel Toblino” come hanno detto con una certa enfasi le autorità presenti.
La cerimonia è molto gradevole, quest’anno c’era un percorso artistico, in verità abbastanza snobbato VINO SANTO TRENTINOdai presenti (nella foto vedete dei segmenti uniti fra loro tipo puzzle che vorrebbero significare l’unione di tutti i vignaioli che producono il Vino Santo, ed appoggiate sopra vi sono le une appassite pronte per la torchiatura), e poi la torchiatura vera e propria che ha effettuato il Gran Maestro della Confraternita della Vite e del Vino di Trento.
Una cerimonia bella, di altri tempi, che ha dato come frutto una piccola cascatella di un liquido giallo trobidino, l’embrione di quel nettare che sarà fra una decina d’anni.
A seguire, e ci voleva, assaggi di nosiola, alcuni davvero ragguardevoli tipo il Casimiro Poli, e poi una lacrima di vino santo puro (cioe della Cantina di Toblino).
Per il commento mi rimetto a quanto ha detto il sommelier. un vino dolce che nasconde abilmente e con estremo equilibrio l’acidità di questo vino che lo rende contemporaneamente fresco e lunghissimo.
Uno dei vini in cui la descrizione, per essere chiara, deve essere troppo pomposa ed allora a me non piace: meglio fare una cosa più semplice: provarlo.
Un saluto dal vostro Primo Oratore

PS: in questa occasione ho potuto prendere atto che tante persone che conosco poco guardano l’Osservatorio: vi ringrazio tutti.
PO

Postato da: arneis a 19:26 | link | commenti 

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