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W LA MEMORIA

novembre 30, 2011

MERCOLEDÌ, 21 SETTEMBRE 2011

SPUMANTE EVERYWHERE (SARDEGNA COMPRESA)

Questa storia ha come oggetto lo spumante Quartomoro,  prodotto dalla Quartomoro di Sardegna di Piero Cella. Da qualche parte devo aver letto che questo enologo sta facendo una serie di studi per recuperare antichi vitigni ma chissà come sta veramente la storia.

Il qui presente (!) post ha però come centro dialettico soprattutto il mio sentimentalismo e la mia memoria.
La bottiglia l’ho bevuta due mesi fa, non era un’occasione di degustazione nè mi sono preso appounti: quindi queste righe sono sostanzialmente un flusso della mia memoria e delle sensazioni che mi ricordo … così come liberamente mi escono.

La bottiglia: partiamo da quella; ha una forma ed un aspetto molto particolari. Innanzitutto ha un colore molto scuro, in effetti me la ricordo come una bottiglia assolutamente nera e con una piccola etichetta in basso.
Dalla forma della bottiglia non si capisce esattamente di cosa si tratta. Ho cercato su internet ma non c’è una foto, mi piacerebbe che la vedeste: o meglio subito dopo aver bevuto lo spumante, un paio di mesi fa l’avevo trovata, ma adesso non c’è più nessuna immagine, ed anzi sull’unico sito che la riportava c’è scritto “image non available”.
Insomma a farla breve l’unico sito che ho trovato è questo ma non dice un granchè .

Lo spumante è stato aperto in una bella occasione, anche se l’autore di questo post ritiene che non sia necessario precisare di cosa si trattasse.

Fatto sta che l’ho aperta per un festeggiamento, tuttavia uno degli invitati non arrivava mai e quindi gli altri due presenti hanno cominciato a bere. Come talvolta capita d’acchito il vino ci ha sorpreso e, non capendoci bene un granchè, continuavamo a versarcene per assaggiare e scoprire i particolari che all’inizio ci sembravano essere sfuggiti. Intanto, naturalmente, il livello calava sempre di più finchè i due hanno deciso di non bere per non finire la bottiglia e farla assaggiare al terzo che stava ormai arrivando.
Lo spumante ci è sembrato inizialmente chiusissimo su sentori amari e strani, moltissimo profumo di crosta di pane e di nocciole. Ma un bellissimo nerbo, grande acidità, una grande spumosità, un perlage persistente su un colore giallo paglierino scarico. O quantomeno così mi sembra di ricordare perchè il liquido era freddo e il bicchiere si è un po’ appannato. E comunque uno spumante di cui non ricordo perfettamente i particolari, ma me lo ricordo come un ottima bevanda, fresca, beverina.
Quando il terzo amico è giunto alla fine ne era rimasto giusto un bicchiere: ha sentenziato un “albicocca” che effettivamente a pensarci sembrava evidente anche a noi.

Un vino che ricomprerei per la acquolina in bocca che mi fa venire a ripensarci.

Ma anche un prodotto che mi ha stupito e che mi fa riflettere.
Io amo molto le bollicine, i miei amici un po’ meno e quindi ne bevo poco. In questa occasione festosa però è stato bello berlo. Ma ciò che ci ha aiutato ad iniziare la nostra piccola festa è stato il fatto che si tratta di uno spumante prodotto in Sardegna con uve di vermentino. Quante osservazioni sulla stranezza di uno spumante di Vermentino, e fatto in Sardegna. Ma lo spumante si può fare proprio con tutti i vini? Ovviamente non so darmi una risposta, ma come faccio a sapere se ne vale la pena?
Insomma, io ho l’abitudine a pensare lo spumante fatto di chardonnay, di pinot bianco e del maestoso pinot nero.
Invece quest’anno ne ho assaggiato:
di Pinot Grigio (quello della Santa Margherita );
di Timorasso, con lo spettacolare, esilarante e tutto sommato seriamente indovinato nome “Chiarore sul Masso” del mio amico Ghislandi, assaggiato imprevistamente al Vinitaly http://www.cascinacarpini.it/.

Tutto sommato è stato divertente provare le cose nuove, anche se ripensandoci gli spumanti classici classici mi piacciono di più, quelli del mio Trentino soprattutto.
Ma anche questo sardo, sinceramente è una bella lotta, lo ricomprerò.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 23:01 | link | commenti 

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