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ARMIN KOBLER – VINO E BLOG

dicembre 1, 2011

SABATO, 05 FEBBRAIO 2011

 

UN INTRUSO FRA I BIANCHI STRUTTURATI
MERLOT KLAUSNER KOBLER 2006

Riprendendo il discorso lasciato in sospeso, ecco il post relativo al Vino Merlot Klausner del 2006.
Questo vino non ha fatto parte naturalmente della degustazione di vini bianchi strutturati, perchè è un rosso e che rosso: rosso cupo, vigoroso, strutturato e austero. L’unico difetto (?) che ha è che è un merlot, un vino che gli italiani non considerano fino in fondo e per quello che realmente è, ma solo come forte vino da taglio per fare il bordolese.
Fatto sta che questa bottiglia è comparsa in tavola solo come rafforzativo esplicito di un discorso che avevamo cominciato proprio con Armin Kobler relativo ad alcuni aspetti tecnici del vino e ad alcune questioni riguardanti le etichette.
In particolare Armin stava spiegando che il fatto che dal tappo passi o meno ossigeno, e cioè che il tappo sia o meno di sughero, è in qualche modo significativo ma non determinante (va annotato che la cantina Kobler utilizza tappi a vite) ; infatti nel vino si svolgono ordinariamente centinaia di trasformazioni chimiche ma solo alcune di queste riguardano l’ossigeno. Altre centinaia di reazioni non presuppongono l’ossigeno, al punto che, esemplificava Armin, se tu volessi mettere il vino in una bottiglia sigillata completamente, ad esempio fondendo il vetro in corrispondenza del tappo, il vino si modificherebbe lo stesso.
Visto che la bottiglia era lì uno dei commensali ha provato un assaggio; il vino ha lasciato tutti abbastanza e favorevolmente stupiti: l’avevo stappato più di un mese prima per una occasione in cui si era bevuto pochissimo: poi ero andato via di casa per diversi giorni e non avevo più avuto l’occasione di berne ancora; morale, c’era dentro mezza bottiglia di vino aperto da un mese. Bene, il vino era ancora bevibilissimo; certo alcuni sentori ed alcuni sapori li aveva persi ma in sè non era appiattito fino alla fine. Ha retto tantissimo dunque!

Non resta allora, non potendo commentare un vino non bevuto, che parlare del suo produttore.
Armin Kobler non è (o meglio, non è ancora) un mio amico: ho condiviso con lui troppo poche esperienze per questa cosa a cui do così tanta importanza. Per questo il bene che ne dico in questo post non è legato ad un’esperienza personale, ma ad un giudizio sui fatti che ho visto.
Questo è un vignaiolo che davvero impressiona. Con il suo italiano dalla cadenza tedesca ha una parlata chiara e gradevole, ma soprattutto ha il dono, infrequente, di saper spiegare il vino, anche nei suoi aspetti tecnici, con un bel modo sintetico e insieme comprensibile. Ho capito benissimo tutte le cose che ha detto, nonostante avessi bevuto il buon vino bianco (o forse proprio grazie a quello …🙂, ed ho trovato interessanti anche le sue opinioni sui corsi e ricorsi storico-economici, per cui adesso è la volta dell’Alto Adige dopochè per molti decennni sono stati i Trentini a fare i soldi col vino.
Poi c’è un’altra cosa che specificamente mi piace: è il suo blog o meglio la relazione moderna che lui mette fra il vino e l’informatica.
Chiunque vede questo mio blog, per esempio, molto probabilmente ne avrà visti anche molti altri e non solo blog ma anche siti internet di cantine o di produttori di vino.
Bene, più che siti internet sono album di fotografie, statici e noiosissimi. Non sono mai o raramente aggiornati, qualcuno pubblica foto di se stesso come vignaiolo, qualche ricetta di abbinamento fra cibi e (il loro) vino, qualche cenno storico riguardante la famiglia o il luogo. Sulla rete ho trovato, cercando per cose mie, bottiglie di vino non più in produzione, schede tecniche sbagliate disattenzione … mah.
Per raccontare una storia: avendo in casa una bottiglia di vino Ca Lojera, ho cercato sul sito di questa cantina  se fosse passato in legno: trovo il sito (http://www.calojera.com) ma non c’è scritto nulla. Non solo, ma su internet le bottiglie non sono uguali a quella che ho comperato io, quindi non so nemmeno che vino esattamente sia. La mattina dopo chiamo la cantina, almeno il numero telefonico sul sito c’era, ed una signora mi dice che non sa nulla e che devo chiamare la titolare nel pomeriggio. Chiedo almeno come mai sul sito non riesco a trovare la bottiglia che cerco e mi dicono che in effetti le bottiglie sono state cambiate ma il sito non è aggiornato. Ecco, io naturalmente non mi permetto di dare nessun giudizio, fra l’altro il vino non l’ho ancora bevuto e quindi meglio aspettare, che poi magari è buonissimo (quando lo aprirò si vedrà). Tuttavia un sito così è il CONTRARIO esatto di quello di Kobler.
Un sito come quello di Armin Kobler sembra dunque rarissimo ed è VIVO. Lo trovate fra i link fissi di questo blog.
Ogni settimana, o anche più  volte alla settimana, vi si trova qualcosa di nuovo: un commento, un filmato, un rinvio internazionale.  Ma a parte la sezione del blog già molto ragguardevole, è un sito ricco, con molti rinvii a foto, con la spiegazione satellitare delle etichette, con indicazioni di ristoranti a cui egli ha vendito il vino e insomma con molte altre cose che fanno pensare che questo sito sia “una parte” integrante del suo lavoro, e non invece un orpello perchè ormai tutti sono su internet. Per dire, la foto che mi sono permesso di pubblicare in questo post è di uva chardonnay e l’ho copiata dal sito di Kobler: riguardava il reportage della vendemmia del 2009.  Contiene poi una sezione che consente di commentare i post e di interloquire con il produttore. Mica tutti hanno il coraggio o la voglia di parlare con tutti, magari gente incompetente e che crede di saperla lunga, come me per esempio. Kobler si: ti risponde sempre.
Ultima cosa che io gradisco molto: è un sito che sta diventando anche un ponte fra due culture, quella tedesca e quella italiana; molti articoli sono scritti in entrambe le lingue e si trovano rinvii sia a documenti italiani sia a documenti tedeschi. Insomma non ha le caratteristiche di un muro che divide con la prepotenza della lingua, ma di un collegamento che unisce due identità affini con il nesso della traduzione.
Molto altro avrei da scrivere, ma i post non devono essere trooooppo lunghi e questo lo è già diventato.
Provate, se avete voglia di credermi, a passare nella sua cantina: ha uno spazio di degustazione che vi lascierà stupiti, per la scelta architettonica minimalista che lascia tutto lo spazio al vino. E provate a scambiare due chiacchiere con una persona con cui impiegare qualche minuti vale davvero la pena. Anche i suoi vini ne valgono la pena: ma questo lascio giudicare voi.

Un saluto dunque dal vostro Primo Oratore.

L’immagine è di proprietà di Armin Koblerhttp://www.kobler-margreid.com/

Postato da: arneis a 15:46 | link | commenti (4)

4 commenti leave one →
  1. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 7:05 am

    Complimenti per questo articolo simpatico e sincero! Non cé`proprio niente da aggiungere!🙂

    Evelyn!

  2. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 7:06 am

    caro giorgio,
    questo post mi mette veramente in imbarazzo.
    che lo credi o no…

    ringrazio te ed il vostro gruppo della calorosa accoglienza, del ottimo mangiare e dei buoni ed interessanti vini in degustazione.

    a presto!
    (nel weinraum?)
    (Armin)

  3. dicembre 1, 2011 7:06 am

    Non posso dire nulla di Armin e dei suoi vini, perchè è un amico e quindi non sarei imparziale: però trovo che sono assolutamente territoriali. Impossibile confondere il suo Pinot grigio con uno della Valdadige, per esempio. E sì, concordo con la descrizione che fai del personaggio: non solo è molto competente e preparato, è anche molto paziente (con noi italiani che non capiamo un accidente di tedesco…), gentilissimo e disponibile e all’occorrenza perfino gogliardico… E’ di ottima compagnia, con o senza i suoi vini!
    ciao

    Lizzy

  4. Admin permalink
    dicembre 1, 2011 7:07 am

    Sono sicuramente di parte, sia per la stima di Armin che per il personale gradimento dei suoi prodotti, e non posso che unirmi nella condivisione di quanto scritto sopra.
    Basterebbe qualche “Armin Kobler” in più nell’universo del vino per diffondere a pioggia, fra tanti enoappassionati ignoranti (mi ci metto anch’io), la corretta conoscenza delle molteplici dinamiche e delle tante sfaccettature che lo rendono così intrigante.
    Andrea Toselli (anche a nome degli amici ferraresi)

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