Skip to content

PREOCCUPAZIONE

novembre 30, 2011

GIOVEDÌ, 29 SETTEMBRE 2011

QUESTO NON E’ UN BLOG POLITICO. L’AUTORE, CHE PURE E’ INTERESSATO ALLA POLITICA, SOSTIENE CHE NON VUOLE CHE DIVENTI PERO’ UN BLOG POLITICO, O DOVE SI PARLA DI POLITICA GENERALE.
AL MASSIMO DI POLITICA VINICOLA, MA POCA ANCHE DI QUELLA PERCHE’ DAL PUNTO DI VISTA DEL CONSUMATORE QUESTO INTERESSA SOLO INDIRETTAMENTE – AD ESEMPIO SULL’USO DEI PESTICIDI ECCETERA.
MA TORNIAMO A NOI.

PER COMPRENDERE MEGLIO CFR IL COMUNICATO DI UNA PREOCCUPATISSIMA WIKIPEDIA:http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011

IL GOVERNO VUOLE APPROVARE UNA LEGGE CHE -SE NON HO CAPITO MALE-  PREVEDE QUESTE COSE, FRA L’ALTRO:

1) UN BLOG E’ EQUIPARATO, RELATIVAMENTE ALLE NORME CHE PREVEDONO L’OBBLIGO DI RETTIFICA, AD UN GIORNALE
2) PER QUESTO CHI TIENE UN BLOG E’ OBBLIGATO A PUBBLICARE UNA RETTIFICA DA CHI SI E’ SENTITO INGIUSTAMENTE TIRATO IN CAUSA
3) LA RETTIFICA DEVE ESSERE PUBBLICATA ENTRO 2 GIORNI SOTTO PENA DEL RISCHIO DI PAGARE UNA SANZIONE SALATISSIMA, DI 12.500 €.

IO NON GUARDO IL MIO BLOG TUTTI I GIORNI, CERTE VOLTE L’ATTENZIONE CALA E MAGARI NON LO VISITO PER DIVERSE SETTIMANE.

PER QUESTO SONO PREOCCUPATO: PERCHE’ O SCRIVO SOLO MELASSA, E COMUNQUE RISCHIO, O INTERROMPO LE PUBBLICAZIONI. PERCHE’ SE QUALCUNO MI CHIEDE LA RETTIFICA E IO NON VEDO, TAC, SCATTA LA SANZIONE (CHE NON HO CAPITO SE E’ UNA SANZIONE O UN RISARCIMENTO, NEL QUAL CASO SAREBBE ANCORA PEGGIO: CHIUNQUE POTREBBE FARE SOLDI CON ME).

QUESTO MI DISPIACEREBBE.
PER QUESTO MI AUGURO CHE IL GOVERNO DECIDA DI RIPENSARCI, O QUANTOMENO DI FARE SALVI I BLOG.

ALTRIMENTI, SIGNORI SI CHIUDE.

PER INTANTO SI VA AVANTI.

Postato da: arneis a 20:32 | link | commenti (2)

Annunci

DELUSIONE EMOTIVA

novembre 30, 2011

MERCOLEDÌ, 28 SETTEMBRE 2011

GRENACHE VS CANNONAO

Mi ricordo.
Mi ricordo cinque anni fa una vacanza in Sardegna a Cala Gonone. Solo io amante del vino, gli altri amanti solo della vacanza. Ad un certo punto, fra occhiate di sufficienza, dico che vado a fare un giro per le cantine.
Ovviamente con il solito problema di avere veramente poco tempo, scelgo di andare alla CS Dorgali: CS sta per Cantina Socialehttp://www.cantinadorgali.com/index.php   (fate attenzione, il sito sembra morto: per entrarci dovete cliccare sulla minuscola Italietta stilizzata sotto il logo della cantina…)

Entro in un ambiente di degustazione veramente spoglio, anche se pulito.
Muri bianchi, 5 o sei bottiglie appoggiate in bella mostra su un tavolino, dietro il bancone, nessuno.
Aspetto un po’ e compare una signora in età, alla quale chiedo se posso assaggiare qualche vino; va bene, mi dice.
Dunque vi riepilogo la scena: io solo, in un ambiente altrimenti deserto, con una vecchia che non sostiene nessun dialogo.
Chiedo se può avvinarmi il bicchiere, e mi chiede cosa intendo. Allora le spiego cosa intendo e lei dice che è un peccato buttare via il vino. Insisto, avvina a malincuore e mi versa un po’ di vino.
Il vino tutto sommato è abbastanza buono, mi riferisco a quello con l’etichetta nera, adesso l’hanno un po’ ristilizzata. La signora mi guarda muta, io considero fra me e me i profumi, i sapori, cerco di dire qualcosa ma la signora continua distrattamente a fare qualcos’altro, tipo riassettare un po’ il banco, mettere a posto qualche bicchiere, sembra che non veda l’ora che io termini.
Il vino non è niente di trascendentale (so che per i filosofi questa parola vuol dire tutta un’altra cosa, ma qui la uso in senso non tecnico) tuttavia sono in vacanza in Sardegna, non ci vado spessissimo perchè mi piace sempre cambiare posto per le vacanze, il contrario di stessa spiaggia stesso mare, e voglio provare a portarmi via qualche bottiglia direttamente dal posto. Le cantine piccole non so dove andare a cercarle e non avevo internet sul telefonino allora, la Cantina di Dorgali era l’unica possibile.

Alla fine chiedo alla signora se per caso sono in vendita i bicchieri: perchè mi piacciono molto, hanno una bella forma con stampigliato il logo della CS Dorgali. Mi dice che non sono in vendita, ma quello che avevo utilizzato per la degustazione me lo regala. Lo riprende, me lo lava e me lo porge, con un sorriso molto dolce, tipo da mamma.

Insomma questa storia mi torna in mente dopo così tanto tempo perchè, da poco, ho acquistato un bel libro delle edizioni Slow Food intitolato Guida ai Vitigni d’Italia http://editore.slowfood.it/editore/ita/dettagli.lasso?cod=GVIdi Fabio Giavedoni e Maurizio Gily, ed ho trovato con mia somma sorpresa che il vino Cannonao -gli autori lo chiamano così, io credevo che si scrivesse con la u finale, Cannonau -è lo stesso vitigno conosciuto in Spagna come Granacha e diffusosi alla fine del Settecento in Francia con il nome di Grenache.
Insomma quel nettare che ho assaggiato in Provenza,http://osservatoriodelvino.splinder.com/post/25228774/vinadea e che mi è stato fatto assaggiare in pompa magna da due ragazze sveglie, giovani e competentissime, una anche molto carina, in un luogo veramente accattivante ed accogliente, sarebbe lo stesso vitigno da cui è stato tratto il vino che cinque anni prima ho assaggiato in un locale spoglio, freddo, e servitomi da una signora severa che non voleva nemmeno avvinarmi il bicchiere.

A leggere il libro mi dispiace anche un po’, non so se riesco a spiegarmi, del fatto che quel vino così spettacolare come quello assaggiato in Provenza sia alla fine lo stesso del Cannonau che nella mia testa non considero un vino superlativo.
Qui non voglio dire che tutti i vini provenziali sono meglio di tutti i vini sardi, assoluatmente non intendo questo: però un pochino, la sensazione che il cannonao rispetto al grenache sia un po’ un parente povero, è una patina che non riesce a togliermi nessuno, e credo che praticamente tutti messi di fronte ad un Chateauneuf du Pape di Grenache in Purezza ed a una bottiglia di Cannonau in purezza, d’istinto prenderanno il primo.

Insomma, in questa storia ci sono anche tanti perchè che spiegano la differenza fra la Sardegna e la Francia, ed è un peccato: anche se il Chateauneuf du Pape in questo caso è mooolto meglio del Cannonau, tuttavia la Sardegna non è affatto inferiore alla Provenza.
C’è anche una venatura gradevole, di una Sardegna che alla fine non si fa troppo travolgere dalle mode: la Sardegna è questa, un po’ lontana dal marketing e dall’apparenza, non è solo un male mi sembra, no?

Consoliamoci col dire che la nonna sarda mi ha regalato il bicchiere, mentre le ragazze francesi non mi hanno regalato niente.
Italia 1 – Francia 0, ma un po’ di perplessità resta.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 08:40 | link | commenti 

W LA MEMORIA

novembre 30, 2011

MERCOLEDÌ, 21 SETTEMBRE 2011

SPUMANTE EVERYWHERE (SARDEGNA COMPRESA)

Questa storia ha come oggetto lo spumante Quartomoro,  prodotto dalla Quartomoro di Sardegna di Piero Cella. Da qualche parte devo aver letto che questo enologo sta facendo una serie di studi per recuperare antichi vitigni ma chissà come sta veramente la storia.

Il qui presente (!) post ha però come centro dialettico soprattutto il mio sentimentalismo e la mia memoria.
La bottiglia l’ho bevuta due mesi fa, non era un’occasione di degustazione nè mi sono preso appounti: quindi queste righe sono sostanzialmente un flusso della mia memoria e delle sensazioni che mi ricordo … così come liberamente mi escono.

La bottiglia: partiamo da quella; ha una forma ed un aspetto molto particolari. Innanzitutto ha un colore molto scuro, in effetti me la ricordo come una bottiglia assolutamente nera e con una piccola etichetta in basso.
Dalla forma della bottiglia non si capisce esattamente di cosa si tratta. Ho cercato su internet ma non c’è una foto, mi piacerebbe che la vedeste: o meglio subito dopo aver bevuto lo spumante, un paio di mesi fa l’avevo trovata, ma adesso non c’è più nessuna immagine, ed anzi sull’unico sito che la riportava c’è scritto “image non available”.
Insomma a farla breve l’unico sito che ho trovato è questo ma non dice un granchè .

Lo spumante è stato aperto in una bella occasione, anche se l’autore di questo post ritiene che non sia necessario precisare di cosa si trattasse.

Fatto sta che l’ho aperta per un festeggiamento, tuttavia uno degli invitati non arrivava mai e quindi gli altri due presenti hanno cominciato a bere. Come talvolta capita d’acchito il vino ci ha sorpreso e, non capendoci bene un granchè, continuavamo a versarcene per assaggiare e scoprire i particolari che all’inizio ci sembravano essere sfuggiti. Intanto, naturalmente, il livello calava sempre di più finchè i due hanno deciso di non bere per non finire la bottiglia e farla assaggiare al terzo che stava ormai arrivando.
Lo spumante ci è sembrato inizialmente chiusissimo su sentori amari e strani, moltissimo profumo di crosta di pane e di nocciole. Ma un bellissimo nerbo, grande acidità, una grande spumosità, un perlage persistente su un colore giallo paglierino scarico. O quantomeno così mi sembra di ricordare perchè il liquido era freddo e il bicchiere si è un po’ appannato. E comunque uno spumante di cui non ricordo perfettamente i particolari, ma me lo ricordo come un ottima bevanda, fresca, beverina.
Quando il terzo amico è giunto alla fine ne era rimasto giusto un bicchiere: ha sentenziato un “albicocca” che effettivamente a pensarci sembrava evidente anche a noi.

Un vino che ricomprerei per la acquolina in bocca che mi fa venire a ripensarci.

Ma anche un prodotto che mi ha stupito e che mi fa riflettere.
Io amo molto le bollicine, i miei amici un po’ meno e quindi ne bevo poco. In questa occasione festosa però è stato bello berlo. Ma ciò che ci ha aiutato ad iniziare la nostra piccola festa è stato il fatto che si tratta di uno spumante prodotto in Sardegna con uve di vermentino. Quante osservazioni sulla stranezza di uno spumante di Vermentino, e fatto in Sardegna. Ma lo spumante si può fare proprio con tutti i vini? Ovviamente non so darmi una risposta, ma come faccio a sapere se ne vale la pena?
Insomma, io ho l’abitudine a pensare lo spumante fatto di chardonnay, di pinot bianco e del maestoso pinot nero.
Invece quest’anno ne ho assaggiato:
di Pinot Grigio (quello della Santa Margherita );
di Timorasso, con lo spettacolare, esilarante e tutto sommato seriamente indovinato nome “Chiarore sul Masso” del mio amico Ghislandi, assaggiato imprevistamente al Vinitaly http://www.cascinacarpini.it/.

Tutto sommato è stato divertente provare le cose nuove, anche se ripensandoci gli spumanti classici classici mi piacciono di più, quelli del mio Trentino soprattutto.
Ma anche questo sardo, sinceramente è una bella lotta, lo ricomprerò.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 23:01 | link | commenti 

SONO ONORATISSIMO

novembre 30, 2011

SABATO, 17 SETTEMBRE 2011

PORTHOS TRENTASEI

Ieri mi è arrivato il numero trentasei della rivista Porthoshttp://www.porthos.it/

Sono citato nell’editoriale , per nome e cognome!!

E’ davvero una graziosità inaspettata.
Discende da una mail che avevo mandato a Gianpaolo di Gangi, che è uno dei responsabili della Rivista Porthos, di cui in questo numero scrive un editoriale  con la consueta maestria, leggerezza e con una struggente competenza.

Dall’editoriale escono anche delle ombre inquietanti sul Direttore Sandro Sangiorgi (tornera?) e sul futuro della stessa rivista.
Non so se è tardi, ma se potete abbonarvi, magari diamo spazio all’unica voce realmente indipendente del mondo del vino. Fra l’altro è una rivista bellissima

http://www.porthos.it/index.php?option=com_content&task=view&id=293&Itemid=307

Un saluto dal vostro Primo Oratore

Postato da: arneis a 12:44 | link | commenti 

UNA MODESTA PROPOSTA

novembre 30, 2011

MERCOLEDÌ, 14 SETTEMBRE 2011

UN FRANCESE, UN TEDESCO ED UN INGLESE … E UN ITALIANO

Ci sono tre turisti, mettiamo un francese, un tedesco e un inglese, che vengono in vacanza in Trentino (regione che una volta faceva anche rima con vino), ma anche in Italia, in fondo è la stessa cosa; dov’è che potrebbero andare a assaggiare e magari comperare qualche bozza di vino facendosi un’idea di tutta la produzione Trentina?

Ecco cosa accade in Francia.

Come succede ormai a tutti coloro che preparano un viaggio, dovunque ed anche all’estero, prima di andare in vacanza si prova a documentarsi su internet per andare alla ricerca di ciò che interessa.

Anche in relazione al vino, la rete è assolutamente dispersiva: si trova di tutto, ma poi non tutti i siti sono fatti bene per i turisti. Escono moltissime informazioni e ci si fa un’idea, però ci sono indubbi ostacoli:
innanzitutto si trovano tantissimi singoli produttori che presentano i loro prodotti, la loro filosofia eccetera, ma da casa non è facile organizzarsi bene, perché per cominciare non si ha un’idea esatta della distanza fra una cantina e l’altra di quelle che ci interessano (magari distano 100 km l’una dall’altra) ed inoltre non coincidono gli orari, alcuni solo su appuntamento eccetera;
inoltre, almeno per me, è difficile fare viaggi solamente di turismo enologico, per cui cioè trovare il modo di fare tante visite in poco tempo senza troppe dispersioni è un aspetto importante.
Spesso poi sono carenti le informazioni indispensabili, tipo indirizzi, numeri di telefono o le utilissime coordinate satellitari, e qualche sito non è manco aggiornato.

Bene, in Francia ho visto una soluzione, che non comprendo come mai sia così poco utilizzata in Italia, e che potrebbe andar bene anche qui in Trentino dove invece manca.
Oltre alla Vinadea infatti, che è descritta in un post precedente  http://osservatoriodelvino.splinder.com/post/25228774/vinadea, abbiamo trovato anche un altro espositore e venditore di vini, sempre con annessa la degustazione.

Ve lo racconto così:
appena fuori dal casello autostradale di Orange (prendete nota) c’è un capannone in una zona altrimenti commerciale e con tanto spazio per parcheggiare. Si capisce da lontano che si tratta di una rivendita di vino perché è scritto fuori a caratteri cubitali, si vede anche dall’autostrada: per non sbagliarsi si chiama Le Palais du Vin – 600 vini in vendita : è questohttp://lepalaisduvin.com/ .
Dentro il clima è molto buono: climatizzato, abbastanza spartano e assolutamente accogliente e silenzioso.
Lo spazio è enorme e vengono presentati tantissimi vini di tutta la zona, di numerosissimi produttori e di diversissime tipologie. Insomma un gran varietà.
Dunque assomiglia ad un’enoteca, con la differenza che i vini sono solamente quelli del territorio e non di tutto il mondo: quindi Chateauneuf du Pape, Gigondas, Vacqueiras Vaucluse eccetera eccetera.
E con un’ulteriore differenza: che si possono assaggiare!
Io non so se si possano assaggiare proprio TUTTI, ma quelli che abbiamo chiesto ce li ha fatti assaggiare senza problemi. Dietro il banco una persona molto competente, abile a spiegare i vini, il parlare territorio, raccontare qualche aneddoto, ma anche a dare buoni consigli.
Ci ha detto, fra le altre cose, che quel punto di degustazione e vendita è dei Vigneron Independants, un’associazione di cui possono far parte solamente i vignaioli che posseggono= sono proprietari, del loro vigneto. Per saperne di più:  http://www.vigneron-independant.com/

Dunque, tanti vignaioli, uniti in una associazione, propongono unitariamente i loro diversi prodotti: la signora al banco li conosce tutti ma è anche in grado di consigliare quelli da acquistare sulla base delle esigenze che vengono dette: per esempio cioè io volevo vini fruttati da regalare e mi ha consigliato fruttati, il mio amico li voleva bianchi secchi e gli ha dato i secchi, eccetera.
Tutte le bottiglie in vendita erano naturalmente diverse, per forma, etichetta, colori eccetera, ma tutte avevano in comune il particolare di riportare il logo dei Vignerons Independant.
Inoltre tutte le bottiglie di uno stesso luogo, ad esempio Chateauneuf du Pape, hanno in rilievo sul vetro il simbolo araldico(?) di Chateauneuf.

Insomma, la simultaneità di esposizione, degustazione e vendita di vini in Italia non è frequente.
In Francia si, infatti l’ho trovata anche una terza volta, questa volta in Costa Azzura, con il nome (originale eh, tenetevi forte…) la Maison du Vin.
Anche lì un’infilata di tantissimi vini di tantissimi produttori della Cote d’Azur.

So che non sarà la soluzione dei problemi del vino Trentino, ma sarebbe bello anche qui da noi, fare un capannone che ne so a Mattarello o verso Lavis:
con dentro tutti i vini che producono i Trentini, o quantomeno l’associazione dei Vignaioli del Trentino, che sembra muoversi con competenza ed attenzione;
pensare di stampigliare sulla capsula di tutte le bottiglie sia il marchio del Trentino (ah, dimenticavo, i vini francesi portano –tutti ?- un marchio nazionale) sia il logo dell’associazione dei Vignaioli;
di fare tutte le bottiglie con uno stemma comune, che ricordi il territorio e che accomuni tutti i vini: potrebbe essere l’Aquila di san Venceslao e/o lo stemma provinciale, o la farfalla, o il mio profilo, o quello di Lorenzo Dellai (lo dico senza alcuna ironia: considero il Presidente una grandissima personalità che a buon diritto potrebbe essere ricordato come effigie comune del Trentino di qualità), insomma una cosa seria basta che sia unitaria;
assumere, a loro spese, una persona competente che venda il vino di tutti;
e che consenta anche e soprattutto di effettuare le degustazioni.

Poi in Francia c’erano anche accessori in vendita, come cavatappi o bicchieri eccetera, da qualche parte anche altri prodotti, come marmellate miele eccetera, ma erano cose di contorno, il fulcro era sempre il vino.

In Francia funziona, ed io stesso mi sono portato a casa qualche buona cassa di vino.

Qui da noi perché no?

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 08:06 | link | commenti 

3000 ACCESSI !!

novembre 30, 2011

LUNEDÌ, 29 AGOSTO 2011

COME PRIMA PIU DI PRIMA (T’AMERO’)

L’Osservatorio del Vino ha subito una battuta d’arresto per motivi abbastanza imprecisabili e di cui qui comunque non si parlerà, perché sostiene l’autore che si tratta di questioni personali e non attinenti al mondo del vino.

Nonostante questo ho potuto notare che gli accessi continuano ad avvenire anche se da tempo non pubblico più niente.

Questo mi rallegra. Ovviamente. E ringrazio tutti coloro che hanno fatto una capatina.

Ma c’è anche un altro motivo: anch’io, come molti altri ben più esperti e competenti e navigati di me, delle volte mi chiedo il senso di scrivere su un blog, e mentre rifletto sono portato a non scrivere

Altri, più drastici o forse più ambiziosi hanno dichiarato di voler smettere con il proprio blog http://percorsidivino.blogspot.com/2011/08/riflessioni-sulla-crisi-dei-wine-blog.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+PercorsiDiVino+%28Percorsi+Di+Vino%29.
I motivi sono quelli che tutti possono leggere , e il post linkato è effettivamente molto bello anche se venato di una certa fatalistica malinconia, ma per i pigri li riassumo qui:
l’affievolirsi della voglia di scrivere, e insieme della vanità di farlo;
la diminuzione degli argomenti, perché scrivere sempre del vino bevuto la sera prima stanca e non interessa, mentre argomenti nuovi, dopo i tappi, le etichette, il significato della degustazione, se sia giusto o meno fare polemica, insomma dopo un po’ non si sa più cosa scrivere e qualcuno ha detto che gli viene anche l’ansia per non saper cosa mettere nero su bianco;
la sensazione di essere soli, e che alla fine a nessuno importi davvero niente se scrivi o non scrivi (questa cosa a me importa poco, il mio blog non ha motivazioni di nessun genere);
il fatto che con i blog non si guadagna niente, ma ci si perde un fracco di tempo, e questo è vero anche per me;
il fatto che alla fine si costituisce una cerchia di soliti noti, amici vari o gruppetti e gruppuscoli e difficilmente si superano le colonne d’Ercole della notorietà.

Bene, tutto questo per me non vale, salvo il fatto che ci si deve perdere un mucchio di tempo.

L’Osservatorio del Vino nasce, un po’ per scherzo e un po’ per no, di comunicare le mie opinioni e quelle –che io comunque rielaboro e di cui mi prendo la responsabilità – del gruppo della Fibess. Ma non c’è nessuna velleità né di sfondare nel mondo dei blogger né di guadagnarci, anche perché sono un dilettante e mi guadagno la pagnotta in un altro modo, per certi aspetti perfino incompatibile con il vino…
Invece, e questa si è sempre una cosa gradevole, mi piace andare a rivedere cosa ho scritto, per me ogni post è un ricordo, di qualcuno, di una serata o di un’amicizia.
Mi piace rileggermi (probabilmente sono il mio primo lettore!) e mi piace anche vedere come cambiano i miei gusti e come cambiano le mie opinioni.
Mi piace moltissimo quando qualcuno fa un commento: gli accessi al blog si vedono lo stesso, ma un commento è un’altra cosa.
Non ho paura di sembrare incoerente, salvo che su alcuni capisaldi, non sono abbarbicato alle mie vecchie idee perché il mondo cambia e un po’, volenti o nolenti, bisogna inseguire.

Vabbè, stavolta non sembra un post ma un flusso di coscienza. Bene anche così.

Comunque la notizia è che i post riprendono, ho sempre ancora molto da dire, e i 3000 accessi sono uno zuccherino che condivido volentieri con tutti.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 18:14 | link | commenti 

VINADEA

novembre 30, 2011

SABATO, 23 LUGLIO 2011

UNA BELLA IDEA
6 luglio 2011

Non ero mai stato a Chateauneuf du Pape, e se è per questo nemmeno in Francia a cercare vino. La mia conoscenza della Francia si ferma a …  Michel Platini e a qualche viaggio a Parigi, ma la Provenza è tutta un’altra cosa.
Non conosco il francese e non avevo idea di come sarebbe andata con l’inglese nelle cantine.
Per questo ho investito tanto sulla preparazione del viaggio, chiedendo consigli su internet  e scaricandomi gli indirizzi dai siti delle cantine che mi sembravano fare al mio caso, in maniera un po’ cinofallica a dire il vero.
Poi, fra queste ricerche mi sono imbattuto in Mike Tommasi il quale mi ha mandato il recapito telefonico di Michel Blanc, direttore della federazione dei produttori di Chateauneuf.
ho chiamato questo sig. Blanc e gli ho lasciato un messaggio in segreteria; sorpresa: di lì a poco mi ha richiamato, ma non lui bensì una graziosa voce femminile che parlava italiano, che fortuna !
Mi ha proposto di vederci alla Vinadea e ci siamo accordati. Ecco il  posto:http://www.chateauneuf.com/boutique/index.html potete vederlo anche voi.

Insomma è un’idea semplice che però in Italia non si usa molto, forse ci sono problemi legislatvi.
Si tratta di un locale arredato con cura e con gusto in cui si abbina la degustazione dei vini esposti e si può anche comperare vini diversi.
La Vinadea a quanto ho capito, ha solamente (ma basta e avanza) Chateauneuf du Pape.
La signorina che ci ha accolto parlava un bell’italiano ci ha detto che da piccola ha passato molti anni in Italia; tuttavia, anche se indubbiamente di bell’aspetto, non era molto esperta; a questo però si è sopperito facilmente: la sua collega spiegava il vino e lei traduceva tutto.
Abbiamo assaggiato due vini bianchi e tre o quattro rossi, tutti molto buoni e molto francesi.: Il Chateauneuf è un gran vino tosto ed elegante, concentrato e dal bel colore profondo, ma anche amichevole e conciliante all’assaggio, un vino “facile” morbido e rotondo nel suo complesso, con i tannini che non sono mai realmente aggressivi, per quanto questa caratteristica ovviamente sia più frequente nei vini attempati, mentre in quelli giovani il tannino si sente (eccome talvolta). Un vino più di sapori che di profumi, ed i sapori sono quelli dei frutti di bosco, qualche volta di marnmellata, ma non è il tipico vino marmellatoso, anzi si fa apprezzare proprio perchè non è mai stucchevole.
Due parole sul Chateauneuf du Pape posso dirle, perchè la signorina mi ha dato un bellissimo stampato con indicato tutto quello che serve sapere su questo vino: la zona di produzione è nel sud della Francia, tra Orange ed Avignone  e si estende su cinque comuni: Cheateauneuf du Pape, Orange, Courthezon Bèdarrides e Sorgues nella valle del Rodano:  la cartina qui sotto (presa dal sito http://www.diwinetaste.com) riporta le zone di produzione della valle del Rodano e Chateauneuf du Pape è quella parte in rosso. Tenetevi in mente anche Gigondas e Vacqueyras di cui parlerò nei prossimi post.

La Valle del Rodano
Vengono prodotti da 100.000 a 105.000 ettolitri in media ogni anno, con 13.750.000 bottiglie vendute ogni anno.
Questo è un vino che può presentarsi sia come bianco che come rosso, e i vitigni ammessi sono questi: per i rossi Grenache Noir, Syrah, Mourvèdre, Cinsault, Terret Noir, Counoise, Vaccarèse e Muscardin,  mentre le uve bianche sono Clairette, Picardan, Roussane, Picpoul,  Bourboulenc; tuttavia solitamente i più usati sono il Grenache, che fa solitamente la parte del leone nel Chateauneuf du Pape, da solo o anche come un misto di Grenache, Mourvèdre, Sirah, Counoise, e Cinsault o gli altri vitigni minori. Debbo dire che pronunziati dai francesi questi nomi di vitigni sono letteralmente una poesia.

Però la bella idea della Vinadea consiste nell’aver unito l’approccio a questo vino in modo unitario, la degustazione di molte e diverse etichette (mi pare che abbiano circa 150 bottiglie differenti, o forse 200, abbiate pazienza la memoria è quella che è) e la possibilità di acquistare il vino, il tutto in un ambiente pulito ed elegante, adatto per queste cose.
Le bottiglie sono esposte nella classiche cassette di legno, ed i prezzi sono della fascia media: si va da 15 ai 50 €, salvo qualche bottiglia speciale a cui però non ero interessato.

In Italia questa cosa non c’è o quantomeno io non l’ho vista.  Per dire, l’anno scorso sono tornato a Bolgheri, ma nemmeno lì c’è la possibilità di assaggiare molti vini e poi comperarne qualcuno. Qui a Trento c’è Palazzo Roccabruna Enoteca Provinciale del Trentinohttp://www.enotecadeltrentino.it/HomePage/VinoTrentino.htmx  però è un modello diverso, istituzionale e comunque le degustazioni di vino le devi pagare.
Alla Vinadea invece non ho pagato niente, ho potuto fare una degustazione molto piacevole, la signorina è stata con me per tutto il tempo necessario, affiancata dalla sua esperta collega francese. Poi alla fine ho acquistato otto bottiglie diverse spendendo un bel gruzzoletto. E mi sono comperato anche il grembiule con lo stemma del Chateauneuf.
Magari non gli va sempre bene: mentre stavo lì io, è entrato un gruppone di turisti di mezza età, guidati dallo stesso Michel Blanc, hanno degustato in una bella saletta attigua e nessuno di loro ha comperato una bottiglia. Però invece sia io che il mio amico abbiamo investito un centinaio di € in vino di Chateauneuf du Pape e siamo usciti belli contenti in un paese che ci ha poi ulteriormente affascinati: ma questa è una storia diversa, che leggerete nel prossimo post.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Postato da: arneis a 17:49 | link | commenti